In marzo di quest’anno Massimo Gaggi, ben nota firma del Corriere, ha scritto a proposito dello scandaloso comportamento di Big Pharma molto riluttante a non speculare sul costo dell’insulina negli Stati Uniti. Penso che convenga allora ripercorrere sinteticamente alcune tappe nella storia di questo ormone prima di commentare lo scandalo di cui sopra. Gli isolotti endocrini dislocati nel contesto del pancreas esocrino che producono l’insulina sono scoperti da P. Langherhans nel 1869, mentre nel 1916 il rumeno N. Paulescu estrae dal pancreas una soluzione acquosa che,  iniettata in un cane diabetico, ne normalizza la glicemia. Nel 1921 F. G. Banting e C. Best isolano l’ormone testandolo sempre in cani diabetici e, l’anno dopo, l’insulina viene estratta dal pancreas bovino pronta per essere usata nell’uomo. Per la scoperta Banting e Macleod ricevono il Premio Nobel (prontamente condiviso con i collaboratori), evento giustamente contestato da Paulescu che ritiene di essere lui il vero scopritore. Si sviluppano in seguito insuline sempre più maneggevoli e di durata variabile (pronta, lenta) fino all’anno 1954 quando Frederick Sanger dell’Università di Cambridge scopre la struttura molecolare dell’insulina e per questo riceve l’anno dopo il Premio Nobel per la Medicina. Dopo altri 30 anni si ottiene (da  cellule di lievito) la prima insulina umana biosintetica anallergica e poi la prima insulina umana veloce iniettabile immediatamente prima dei pasti. Mentre l’inventore dell’insulina ha ceduto il brevetto per 1 dollaro – narra Goggi sul Corriere- “ Oggi,  cento anni dopo, un’onda straripante di avidità aziendale ha prodotto un’inaccettabile moltiplicazione dei prezzi dell’insulina, saliti del mille per cento rispetto al 1996. È intollerabile che ciò obblighi milioni di malati di diabete al razionamento delle proprie dosi di medicinale mentre i tre produttori di insulina negli Stati Uniti fanno 21 miliardi di dollari di profitti”. Queste parole in realtà non sono di Goggi ma sono state pronunciate da Bernie Sanders, 81enne senatore socialdemocratico indipendente, Presidente della Commissione Sanità, Lavoro e Pensioni del Senato USA. Sanders ha cercato di riformare il sistema sanitario offrendo a tutti i cittadini statunitensi la sanità pubblica gratuita per gli anziani ma, pur ricevendo ampi consensi bipartisan, non ha ottenuto risultati concreti. Svergognando davanti a tutta l’America le imprese produttrici di insulina, iI senatore spera ancora di poter  impedire che la povera gente sia messa nell’impossibilità di acquistare medicinali salvavita venduti a centinaia di dollari, quando il loro costo di produzione non arriva a dieci. Il timore di essere chiamate a testimoniare al Congresso ha indotto una delle aziende (ELY Llly) a tagliare del 70% il prezzo della propria insulina, meno di quanto avrebbe voluto Sanders, ma pur sempre un calo apprezzabile. Non così altre aziende che continueranno a vendere le loro insuline a prezzi di poco inferiori ai 300 dollari. Un anno di cure per ogni diabetico medio negli USA –riporta Goggi- costerebbe al paziente 17 mila dollari. Questo esoso ricavo dalle vendite non è cosa nuova e vale pure per altri farmaci, vaccini inclusi. Racconta sempre il giornalista che l’amministratore delegato dell’azienda “Moderna”, Stephane Bancel, minacciato di una citazione giudiziaria, ha accettato di testimoniare davanti al Senato per spiegare perché ha quadruplicato (sic!) il prezzo del suo vaccino anti-COVID, nonostante ricerca e sviluppo siano stati finanziati dal governo federale con i soldi dei contribuenti statunitensi. In parentesi, questo manager avrebbe un  patrimonio personale di 5 miliardi di dollari. Fosse diabetico, l’insulina se la sarebbe potuta permettere comunque. O no ?