Sara Mohammed, esperta di comunicazione scientifica che scrive per Pensiero Scientifico Editore ha affrontato in marzo la questione di quanto sia giustificato assumere 2 litri di acqua pro die per assicurarsi una buona salute. Riteniamo che valga la pena commentare le sue considerazioni, ricordando intanto le origini di questa raccomandazione fatta nel 1974 dal medico nutrizionista Fredrick Stare che, pur sprovvisto di prove adeguate, rimarcava l’importanza di 6-8 bicchieri di acqua al giorno. L’arbitrarietà scientifica di questa esortazione lapidaria criticata già in passato viene pure ripresa da un recente articolo del 2022 di Yamada et al., sulla prestigiosa rivista “Science”. In questo si insiste di non assumere una quantità prefissata di acqua al giorno, ma di bere ogni qual volta si avverte lo stimolo della sete. In previsione di sentirne la necessità, buona norma sarebbe di assicurarsi un quantitativo di acqua sufficiente a sedarla. Il fabbisogno idrico nelle 24 ore (noto agli addetti come “water turnover”) è ovviamente diverso da persona a persona e tenendo pure conto di numerose variabili quali età, corporatura, attività fisica, condizioni socio-ambientali, genere maschile o femminile. Di massima, questo water turnover è più alto in atleti, in maschi tra 20 e 30 anni non obesi, in abitanti in zone geografiche contrassegnate da umidità elevata e in popolazioni a basso reddito essendo più probabile per essi un lavoro manuale che comporta maggiore movimento e sudorazione. Data la numerosità delle variabili in gioco, gli autori dell’articolo su Science concludono come sia scientificamente illogico stabilire un fabbisogno idrico universale, come auspicato dalla discutibile regola stabilita da Fredrick Stare. Ciò detto, ci sono naturalmente situazioni in cui conviene aumentare l’introito idrico anche senza aver sete. Un esempio sono gli anziani anche in buona salute (e le donne), i quali in media percepiscono meno intensamente lo stimolo della sete rispetto ai giovani, per cui tendono a bere meno. Anche le persone che soffrono di ipersudorazione, come accade in caso di sforzi fisici prolungati o negli stressati, o i soggetti che vivono in condizioni climatiche estreme farebbero bene a prevedere la sete, bevendo liquidi se pure al momento non ne avvertono il bisogno. Necessità di prevenire opportunamente la disidratazione, bevendo “a rate” ma in continuazione, ce l’hanno pure molti atleti: tennisti professionisti (specie se si gioca al meglio dei 5 set), maratoneti, ciclisti al Giro o al Tour, piloti di Formula 1. È bene in ogni modo ricordare che nei sani il rischio di disidratazione è molto basso, considerando che anche gli alimenti concorrono al nostro introito liquido per una percentuale variabile ma certo non trascurabile (<40% i prodotti da forno, 40-70 % i primi e secondi piatti, > 80% frutta e verdura).