Continua a circolare ciclicamente su media, web e cellulari che la dieta priva di glutine necessaria agli affetti da celiachia (C), nota anche come enteropatia da glutine, possa giovare pure a chi tale malattia non ce l’ha. Di fatto, quasi il 50% degli acquirenti di prodotti privi di glutine non sono celiaci e il mercato ne gode: nel 2020 esso è stato stimato intorno ai 4,7 miliardi di dollari. La C è una malattia su base immunitaria scatenata dal glutine presente in alcuni cereali (frumento, orzo, avena, farro, segale) che, quando assunti, provocano una reazione infiammatoria della mucosa dell’intestino tenue. Ne consegue l’atrofia dei “villi” che sono strutture essenziali per aumentare di molto la superficie mucosale (senza di essi l’assorbimento del cibo sarebbe insufficiente). I sintomi della C sono molto variabili: accanto a soggetti a lungo asintomatici, ci sono infatti forme contrassegnate da malassorbimento, anemia e rallentata crescita. Pure il rischio tumorale nei celiaci (anche asintomatici) aumenta moderatamente con gli anni di malattia. In Italia ci sono circa 120 mila malati di C, ma  la cifra di coloro che ignorano di esserlo è verosimilmente 5 volte maggiore. È dunque razionale ed essenziale anche per i celiaci asintomatici evitarne l’ingestione e usare magari farine non tradizionali (ad es. quella di amaranto e grano saraceno). Fortunatamente i prodotti commerciali senza glutine sono oggi facilmente reperibili nei  supermercati di tutto il mondo e in molti Paesi è pure in aumento un numero sempre maggiore di ristoranti che offrono diete senza glutine. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha dato il certificato “gluten free” (=senza glutine) a migliaia di ristoranti, trattorie e tavole calde, ed esistono pure hotel per celiaci  e persino viaggi programmati senza glutine rintracciabili in rete o consultando la AIC. Pure in Trentino-Alto Adige numerosi hotel/ristoranti hanno  il “marchio AIC”. È  stato tuttavia sollevato il sospetto di una possibile forzatura  puramente commerciale sui media, dove si ipotizzano possibili benefici di una dieta priva di glutine anche per chi celiaco non è. Le affermazioni dei sostenitori di questa policy non sono però basate su solidi studi controllati che dimostrino vantaggi di una dieta senza glutine in un soggetto sano. Assodato è invece che esiste una “sensibilità al glutine non celiachica” (NCGS, degli inglesi). L’inquadramento e il trattamento di questa sindrome è peraltro non ancora ben definito secondo gli studiosi, tra i quali un  noto esperto di C come il prof. G. Corazza di Pavia. Un articolo recente (2022)  dell’Harvard Health Publishing (Medical School) segnala inoltre che i cibi senza glutine, solitamente più ricchi di zuccheri e grassi, aumenterebbero il rischio di obesità, da non correre evidentemente se non è strettamente necessario. Attenti dunque a promozioni indebite.