L’Italia è il Paese che nel mondo consuma più acqua minerale, circa 12 miliardi di litri all’anno pari a 200 litri  pro capite. Di questa peculiarità ce ne accorgiamo di persona quando ad esempio torniamo in macchina dall’Inghilterra: già in Francia il numero delle acque minerali cresce e in Italia, poi, ci imbattiamo in un’autentica…orgia (oltre 700!). Uno dei motivi di tale consenso è la convinzione che l’acqua  imbottigliata sia più controllata. La Dr.ssa Lima  (in collaborazione con altri esperti italiani ed europei) anni fa ha condotto un’analisi di 158 marche in commercio, pubblicandone poi i risultati su un numero di “Le Scienze” datato, ma ancora valido. Per non creare allarmi immotivati va pregiudizialmente sottolineato che in generale le acque imbottigliate in Italia (molte anche in Trentino–AA) risultano di buona qualità, a prescindere dal contenitore. Tuttavia, dall’articolo citato emergevano alcuni particolari che suggeriscono comunque la necessità “di nuove regole per fissare i limiti di certi componenti dannosi per la salute”. Non si tratta solo dei minerali contenuti in ogni acqua e principalmente acquisiti durante il suo percorso sotterraneo, diversi pertanto a seconda della tipologia del terreno (nelle acque “minerali” il loro contenuto non deve essere superiore ad 1 grammo/litro e in quelle “oligominerali” a 200 milligrammi/litro). Una ulteriore attenzione è necessaria agli “elementi traccia”, presenti in microgrammi/litro. Si tratta di quantità minime dato che 1 microgrammo corrisponde a un millesimo di milligrammo e quindi a un milionesimo di grammo. Tuttavia, ciascuno di questi elementi, se assunto a lungo termine deve essere considerato per suoi possibili effetti tossici e persino cancerogeni. Per alcuni di essi, quali alluminio, arsenico, boro, cloro, fluoro, solfati e nitrati esistono dei limiti di concentrazione imposti dagli enti regolatori, ma non per tutti: per esempio, non per il berillio che pure è considerato dallo IARC cancerogeno di gruppo 1, o per l’uranio, la cui tossicità biochimica  è molto maggiore del danno radioattivo. Quello che stupisce è che i controlli al riguardo sono 4 volte più rigorosi per l’acqua potabile che non per le acque imbottigliate, per le quali è previsto un  controllo all’anno da parte dei produttori che non sono tenuti per legge a riportare in etichetta la concentrazione degli elementi traccia ricercati. L’analisi delle acque imbottigliate ha invece dimostrato che per molti elementi potenzialmente tossici (una ventina) la ”concentrazione può superare il limite imposto dalla normativa vigente per le acque potabili.” Secondo la UE anche per l’acqua di rubinetto sarebbero tuttavia auspicabili un’analisi chimica più dettagliata e pure studi epidemiologici (retrospettivi e prospettici) che quantifichino la tossicità a lungo termine, dato che il consumo di acqua è…a lungo termine.