Ricercatori della Columbia University  pubblicavano 10 anni fa un intrigante articolo in cui all’inizio si rilevava come si desse spesso per scontata l’efficacia di alcuni polifenoli vegetali ad attività antiossidante nel migliorare l“efficienza cerebrale”  di chi li assume. Certi studi suggerirebbero che i polifenoli contenuti in cacao (oltre che, nel te verde, vino rosso, e certa frutta e ortaggi) è in grado di diminuire il rischio di demenza e persino gli psico-disturbi degli anziani già affetti da deterioramento cerebrale. L’effetto dei polifenoli viene ascritto alla loro capacità di agevolare la funzione delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, con conseguente migliore irrorazione del cervello. I ricercatori americani avevano cercato di verificare in concreto questi presunti effetti psico-stimolanti in particolare del  cioccolato (contenente più del 40% di cacao e zucchero). Per valutarne la reale efficacia si era scelto come singolare parametro di riferimento il numero di Premi Nobel ogni 10 milioni di abitanti, correlando tale numero al consumo di cioccolato espresso in grammi pro capite per anno in 18 Paesi. I Paesi prescelti per la ricerca riguardavano quasi tutti i continenti: Europa, Stati Uniti, Canada, Sudamerica, Estremo Oriente, Australia. I risultati dell’inchiesta, venivano giudicati sorprendenti dagli stessi ricercatori, che riscontravano una “forte associazione” tra il consumo di cioccolato e il numero di Premi Nobel. È  tuttavia ben noto che associazione non significa di per sé correlazione causale e che essa, comunque, va sempre vista nei 2 sensi: in altri termini, il cacao potrebbe potenziare le prestazioni cerebrali di chi ne consuma tanto oppure gli scienziati, più informati circa gli effetti stimolanti del cioccolato sulla funzione cognitiva, sarebbero propensi  proprio per questo a mangiarne di più. Ipotesi  avanzata (improbabile) era stata pure quella che un fattore terzo (?) stimolerebbe a monte sia il consumo di cacao che la vivacità cerebrale. A contrastare le conclusioni di questo studio erano stati curiosamente i dati degli stessi svedesi. Infatti, in base al consumo di 6,4 kg/anno pro capite di cioccolato, la Svezia avrebbe dovuto “produrre” in quell’anno 14 Premi Nobel che invece risultavano 32, più del doppio. Il sospetto dei maligni è che ciò fosse dovuto a una speciale attenzione della Svezia ai ricercatori del proprio Paese. In ogni modo, gli studi osservazionali retrospettivi, come quello svedese, servono notoriamente solo a generare delle ipotesi che devono essere poi validate da studi sperimentali prospettici che però non ci sono. Al momento, dunque, la possibilità di ricevere un Nobel mangiando ogni giorno molto fondente è ancora molto remota (ne prenda nota un caro intelligente amico che può continuare pure  ad apprezzare il cioccolato che tanto gli piace,  ma… senza pensare al Nobel!).