Lo scorso anno concordavo in rubrica sul fatto che la “pena di morte” si ritenga inaccettabile (ancor più da un medico!) da ogni nazione che voglia essere civile. Di fatto essa è però praticata ancora in 58 Paesi tra cui: USA (in 9 Stati), Russia, Bielorussia, Cina, Iran, Iraq, Saudiarabia, Giappone e Nordcorea.Tuttavia, qualche perplessità sul divieto riaffiora ogni tanto nella popolazione di fronte a orrori particolari: raccapriccianti crudeltà (sessuali e non) sui bambini compiute talora da uno o da entrambi i genitori, figli che uccidono i genitori solo per trarne vantaggi economici (casi Peter Neumair e Laura Perselli a BZ, Laura Ziliani a Brescia), sgomento per femminicidi davvero sconvolgenti. In media, ogni due giorni viene uccisa una donna, per un totale di centinaia all’anno. Nel 2023 ad oggi le donne ammazzate sono già 75. E che dire degli stupri di gruppo, seguiti o meno dall’assassinio o da gravi lesioni psicofisiche così raccapriccianti tali da suscitare un malessere interiore senza limiti. Esempio tra i più sconvolgenti è quello storico, noto come “Massacro del Circeo”. Nella notte tra 29 e 30 settembre 1975 tre giovani pariolini provenienti da famiglie benestanti (Guido, 19 anni, Izzo, 20 anni e Ghira, 22 anni), commettevano con estrema brutalità e ferocia violenza carnale e torture varie per ben due giorni, per poi ucciderle, su Donatella Colasanti di 17 anni, e Rosaria Lopez di 19. Le ragazze venivano attirate dai tre giovani in una villa di San Felice Circeo e solo Donatella, fingendosi morta, riusciva a sopravvivere. Izzo, liberato dalla prigione nel 2005 e diventato “collaboratore di giustizia” (sic!) ucciderà altre due donne; Guido, dopo un’evasione, viene rimesso in libertà nel 2009, e Ghira morirà ancora latitante nel 1994. Dopo quasi 50 anni assistiamo al recentissimo stupro a Palermo dove 7 giovanissimi (uno minorenne ancora per qualche giorno) massacrano e violentano in un cortile abbandonato una ragazza di 19 anni dopo averla prima ubriacata. I cellulari dei violentatori riprendono tutto, le diverse “angolature” e modalità della violenza, le botte continue alla ragazza che continua ad implorare “no”, “basta”. Ma per i ragazzi arrestati “lei è solo una che ci stava”, ignorando lo scempio commesso sarebbe comunque inumano. E le pene, quando e se risarciranno il danno, saranno quasi certamente inappropriate. È quindi inevitabile che non pochi cittadini per vicende così terrificanti auspichino eccezionalmente la pena capitale. E la stessa pena molti la chiederebbero anche per i pazzoidi che compiono stragi gratuite di centinaia di persone innocenti. Emblematico e veramente agghiacciante il caso di Anders Breivik: neonazista norvegese mai pentito, Breivick uccide mitragliandoli 69 giovani durante un raduno festoso nell’isola di Utoya. La richiesta, almeno “a caldo”, di condanna a morte è affiorata spontanea per tanta gente, sapendo che molti assassini oltre a lui potrebbero tornare prima o dopo in circolazione. E nemmeno l’ergastolo (socialmente costoso e per nulla rieducativo!) può considerarsi sostitutivo, perché in galera gli ergastolani possono diventare longa manus di qualcuno che sta fuori dal carcere e vuol eliminare detenuti per lui scomodi che sanno troppo su verità scottanti (segreti politici, regolamenti tra clan malavitosi, vendette). I cittadini per bene, pur contrari alla pena di morte, si chiedono pertanto ( e “vergognandomi” qualche volta me lo chiedo anch’io), se in via eccezionale la pena capitale non la si dovrebbe prevedere per ergastolani recidivi se capita l’occasione. Se non erro, anche Cesare Beccaria prevedeva delle eccezioni. Sono ancora convinto che sia inammissibile per una società civile “uccidere” un essere umano colpevole di reato pur grave, divieto che esiste peraltro anche in ambito militare (solo in tempo di pace), ma sconcerta pure che molti Paesi che hanno abolita la pena di morte continuano a fare/tollerare/favorire guerre che di fatto sono potenziali condanne a morte per migliaia di giovani al fronte e di cittadini inermi. Questa è volutamente un’ottica provocatoria, ma non del tutto astrusa. Inoltre, poiché la rieducazione in carcere di chi ha commesso delitti mostruosi è pura chimera, qualcuno ritiene poi discutibile che l’autore di crimini efferati goda per decenni di vitto e alloggio gratuito in carcere a spese di cittadini onesti che sgobbano. Che poi le condizioni carcerarie dei detenuti siano spaventose e certo non atte a rieducare chicchessia, è vero, ma questa è un’altra vergogna mai risolta. La pena capitale è dunque un gigantesco problema etico e lo dimostra il fatto che pure lo Stato del Vaticano (dove risultava ancora vigente anche se inapplicata da anni) l’abbia abrogata, per qualsiasi reato, solo nel 1969 con decreto di Papa Paolo VI.