Le malattie intestinali croniche infiammatorie (MICI) comprendono principalmente la colite ulcerosa (CU) ed il morbo di Crohn (MC). L’infiammazione diffusa o parcellare in certi settori mucosali in entrambe non ha una causa né unica né ben definita ma in gioco c’è una probabile abnorme reazione immunitaria dell’intestino nei confronti di antigeni (in primis batteri intestinali?). Le MICI tendono a decorrere con alti e bassi, non sono guaribili  ma solo “controllabili” con farmaci ad hoc. Fa eccezione la CU che può pure guarire ma solo a prezzo di una colectomia totale. La lunga durata delle MICI comporta un rischio maggiore di cancro del colon-retto. Un rapporto della American Gastroenterological Association (AGA) riportava anni fa che tale rischio nella CU aumentava del 2%, 8% e 18% dopo rispettivamente 10 , 20 e  30 anni di malattia. Nel morbo di Crohn il rischio è minore (intorno al 4,5%), ma variabile da malato a malato. Altri fattori di rischio tumorale nelle MICI sono l’estensione delle lesioni mucose intestinali, la familiarità, il coesistere di colangite sclerosante primitiva (o di altre affezioni auto-immuni) e la presenza di polipi nel colon. Peculiare parametro mucosale di rischio di cr nelle MICI è la “displasia”, una lesione microscopica di vario grado che, quando severa, rappresenta un passaggio (quasi)  obbligato per lo sviluppo del cancro. Le periodiche colonscopie di controllo consentono di cogliere precocemente l’evolversi di una displasia e quindi di realizzare per via chirurgica una prevenzione del tumore (ma tale vantaggio per l’AGA sarebbe solo “moderato”). Il monitoraggio endoscopico nei pazienti con MICI va integrato da biopsie in tutti i tratti del colon, anche in quelli macroscopicamente normali. È  sufficiente un controllo ogni 3 anni se non ci sono aspetti peggiorativi rispetto all’esame precedente, ma nei pazienti con associata colangite sclerosante primitiva la colonscopia dovrebbe essere annuale. La sorveglianza si può attuare anche con mezzi più sofisticati della colonscopia (per es. la cromoendoscopia, la tecnica a  banda stretta e la endomicroscopia confocale laser), ma la colonscopia standard o con tecnica ad alta definizione è ancora il mezzo di monitoraggio più ragionevole. Si era ipotizzata una possibile riduzione del rischio tumorale nelle MICI pure con l’uso regolare dell’acido ursodesossicolico (o URSO) ma non trovo in letteratura recenti significativi aggiornamenti in  tal senso. Analogamente, scarsa efficacia sulla degenerazione delle lesioni ce l’hanno gli altri farmaci impiegati nelle MICI. Deludente, infine, almeno fino ad oggi, il tentativo di identificare il basso o l’alto rischio neoplastico dei pazienti da anni affetti da MICI mediante l’uso di marcatori molecolari. Meglio dunque attenersi alle raccomandate direttive classiche che possono  consentire di cogliere agli inizi il viraggio tumorale