Non parrebbe ma si tratta di un problema alquanto complesso se lo si affronta con sincerità e senza pregiudizi (cosa complicatissima). Consideriamo intanto, anche se il fatto è poco noto  e poco affrontato dai media, che esistono persone “normalissime” che in inglese si definiscono  “Childfree” o No kids” (= niente bambini) le quali per scelta non vogliono avere figli. Il movimento childfree è nato negli USA nel 2013 e compie dunque 10 anni.  Altra cosa  sono i “Childless”  (senza figli),i quali invece vorrebbero averne ma per varie ragioni di lui o di lei non ci riescono a farli. Tra i Childfree, nel mondo e pure nel nostro Paese, troviamo personaggi anche illustri della letteratura, dell’avvocatura, del cinema e della politica. In generale  essi non strombazzano la loro filosofia, sono piuttosto discreti, nonostante sembrino in continuo aumento in tutto il mondo e festeggino orgogliosi una loro “Giornata internazionale” che si tiene il 1° agosto di ogni anno. Amy Blackstone, sociologa docente all’Università del Maine (USA), riporta una stima basata su un campione rappresentativo relativo alle donne senza figli, secondo la quale circa la metà risultano childfree, cioè non li vogliono, mentre l’altra metà è costretta a rinunciare alla maternità, per varie cause di indole medica o sociale, malgrado la volontà di averne. In  Europa (che dal  2020 comprende 27 Paesi) le cifre sembrano essere diverse: secondo il Finnish Yearbook of Population Research, l’11 % delle persone tra 18 e 40 anni non intende figliare. In particolare le donne childfree superano in media il 10% in Svizzera, Lussemburgo e Belgio, mentre in Italia la percentuale calerebbe al 4%. Invece i maschi che non vogliono avere figli sono più del 10% in Olanda, Svizzera Austria, Germania, Svezia, Lussemburgo e Spagna, mentre gli Italiani childfree risulterebbero in media del 9%. Non si tratta comunque di casi sporadici ma di un fenomeno sempre più diffuso, attestato pure dalla rilevazione ISTAT del 2022 su “Famiglie, soggetti sociali e ciclo di vita”: del 45,4% di donne in età fertile senza figli, ben il 17,4% risulta costituto da quelle dichiaratamente “childfree. Dati del novembre 2022 confermano pure che le coppie conviventi in Italia sono circa 14 milioni, di cui 8,6 con figli e 5,3 senza figli, inclusive di childfree e childless. Su queste cifre chi scrive  ha qualche perplessità perché  la reticenza degli intervistati  su questo tema, in certi Paesi più che in altri, può pesare sensibilmente per cui i numeri andrebbero presi con prudenza. Le ragioni  di coloro che non vogliono avere figli sono piuttosto eterogenee. Per le donne childfree la scelta è strettamente pragmatica: privilegiare la carriera professionale rinunciando alla maternità che in qualche misura ostacola il loro lavoro e rende prioritaria la crescita e l’educazione del bambino (nonostante l’aiuto dei nonni quando ci sono!). Posizione vivamente criticata dai religiosi ligi alla raccomandazione biblica “crescete e moltiplicatevi”. Ciò non esclude un rapporto sentimentale omo- o etero-sessuale dei childfree che sarà facilitato da analoga propensione del partner, perché altrimenti sono prevedibili dei guai all’orizzonte.  Altri motivi non ideologici che spingono al rifiuto della maternità vengono dichiarati da più del 50% dei childfree e  riguardano in primis la sfera economica (fare e crescere figli costa e una casa adeguata per avere dei figli per molti è diventata un miraggio), e  la sfera  lavorativa (preoccupazione per la gravida di non esser assunta  o di perdere il posto di lavoro). Problema è pure la carenza di servizi di supporto (ad esempio pochi  asili che aiutino le madri lavoratrici). Infine, meno rilevanti ma non marginali ai fini della scelta childfree risulterebbero i problemi di salute di un partner (36,4%). Fare figli per una coppia non è dunque l’unica opzione e risulta una scelta meravigliosa se c’è amore e esigenza condivisa tra i partner ma non se la gravidanza  è solo un incidente di percorso, specie se il rapporto non è solido e i futuri genitori si troverebbero in condizioni economiche molto precarie e lontane dalle rispettive famiglie. La componente essenziale “Amore” nel figliare viene da noi ignorata sempre più in questi ultimi tempi mentre la prolificità viene auspicata solo per motivi etnico-economici: aumentare il numero degli italiani per fare a meno di manodopera straniera proveniente da tanti  Paesi sottosviluppati. La “moltiplicazione“ del genere umano poteva essere un auspicio positivo migliaia di anni fa, ma oggi siamo circa  8 miliardi e sarebbe proprio il caso non di auspicare una figliolanza incontrollata nel mondo Occidentale quanto di limitare quella irresponsabilmente esuberante nei Paesi poveri e mal governati dove si fatica a nutrire e a istruire i figli che nascono. Insomma, sono una presenza meravigliosa solo i figli concepiti  con decisione genitoriale condivisa e con la donna che si ama e non perché considerata una “fattrice” per strategie etnico-politiche. Ogni Stato che caldeggia un aumento della natalità nazionale, dovrebbe comunque assicurare ai giovani che si amano un lavoro non precario, compensi dignitosi e una casa dove crescere adeguatamente i propri figli.