Come ogni anno, all’arrivo della stagione fredda siamo avvertiti dalle autorità e da molti medici sulla opportunità della vaccinazione anti-influenzale che risulta preziosa soprattutto per le categorie di persone notoriamente più a rischio.. Quest’anno ci viene segnalata dal Ministero l’opportunità si associare al vaccino anti-influenzale pure quello anti-COVID più recente. Anche coloro che in larga  maggioranza sono favorevoli e si sono sottoposti in precedenza al vaccino anti-SARS-CoV-2 e relativi richiami, sono un po’perplessi a rifare il nuovo vaccino atto a contrastare pure la nuova sottovariante XBB.1.5 e soprattutto, ad iniettare contemporaneamente (in braccia diverse) il vaccino anti-influenzale. Nessun motivo razionale scientifico di questa preoccupazione ma solo il timore istintivo che i due vaccini attuati in contemporanea creino una certa “confusione” nella risposta immunitaria che si eviterebbe invece distanziando i tempi di inoculazione. Di fatto, per la campagna vaccinale autunno/inverno 2023-2024 la recentissima Circolare del Ministero della Salute  firmata dal Direttore della Prevenzione del Ministero Francesco Vaia, raccomanda proprio la co-somministrazione dei due vaccini. Francesco Vaia non è un improvvisato vaccinologo, ma il Direttore generale dell’Istituto Spallanzani di Roma. L’intervallo di almeno 4 mesi  tra due vaccinazioni diverse è infatti doveroso solo in casi particolarissimi, ad esempio quando l’altro vaccino fosse contro il vaiolo delle scimmie (monkeypox-Mpox), rara virosi endemica nell’Africa centro occidentale trasmessa all’uomo dalle scimmie e pure da uomo contagiato a uomo, specie tra maschi omosessuali. A partire dal 2022, il Mpox (di cui si dispone di un vaccino specifico) compare in Europa anche se di rado persino in aree urbane. Salvo questa eccezione, l’intervallo temporale tra due vaccini non è necessario. Ciò non toglie – ribadisce opportunamente la norma ministeriale – che la co-vaccinazione contemporanea anti-influenzale e anti-COVID deve rispettare comunque i principi di una qualsiasi vaccinazione, in primis la segnalazione tempestiva di eventuali reazioni avverse all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Oltre che negli over 60, la co-somminstrazione dei due vaccini è raccomandata dal Ministero nei seguenti soggetti: lungodegenti, donne gravide o nel post partum (anche se allattano), persone con marcata compromissione del sistema immunitario e relativi familiari o badanti, operatori sanitari, anziani di 80 anni o più. Per fugare i timori di qualcuno che ci possa essere una reazione immunitaria  “confusa” in caso di co-vaccinazione  con i due vaccini, direi che basterebbe immaginare una porta che dà in un appartamento (il corpo), dotata di due serrature: una chiave (il vaccino) apre l’accesso solo alla cucina e l’altra alla camera da letto, vani separati per nulla confondibili.