Pure a un medico non addentro alle norme di legge verrebbe spontaneo di pensare che le leggi dovrebbero pre-esistere onde prevenire misfatti e delitti, e non nascere o ravvivarsi a posteriori solo dopo un illecito per punire violenze fisiche già commesse che inorridiscono la comunità intera. L’optimum ideale sarebbe che la Politica si preoccupasse di due obbiettivi complementari: creare norme ben definite atte a prevenire i reati (specie i più efferati come gli stupri) e, in secondo luogo, garantire la certezza della pena per chi delinque. Le disposizioni di legge dovrebbero essere esenti da “scappatoie” così facili per chi dispone di avvocati costosi, etichettati felicemente da Alessandro Manzoni come “azzeccagarbugli”. Senza la prevenzione dei delitti a sfondo sessuale che sarebbe la “strategia” vincente, la sola “tattica” dell’inasprimento delle pene sembra estemporanea, illusoria e demagogica. In ambito medico, sarebbe come realizzare una tempestiva efficace terapia intensiva contro la malaria senza prima o contemporaneamente aver messo in atto misure preventive e dato consigli idonei a popolazioni locali dove notoriamente la malaria da Plasmodium falciparum è endemica e letale e pure ai viaggiatori intenzionati a visitare quelle aree. Allo stesso modo le leggi più severe possono essere utili a patto che servano sia alla prevenzione dei delitti che alla punizione “congrua e definitiva” di chi li compie. Uno Stato di diritto dovrebbe inoltre cercare nel contempo di rieducare i condannati che stanno in carcere o, se minori, in Istituti penali (Centri di Giustizia Minorile -CGM) che fino all’età di 25 anni dovrebbero servire proprio a  questo scopo. In realtà, nelle carceri e nei CGM  i detenuti per lo più imparano purtroppo non la retta via, ma a perfezionarsi nel delinquere. Il quid agendum specie sui minori è riesploso ultimamente dopo un’orrenda serie di stupri di giovanissime da parte di giovanissimi. Sotto il profilo strettamente medico e psicologico gli stupri sono una realtà mostruosa già mentre la violenza si compie, ma con conseguenze psicosomatiche che possono durare una vita (quando non si concludono con l’uccisone della vittima), con inevitabili ricadute pure sui famigliari più stretti!. Per questo non pochi (e non mancano dei politici) ritengono che si dovrebbero inasprire le pene anche per i delinquenti minorenni, ritenendo che essi non sarebbero più quelli di decenni addietro. Per chi auspica “pene da adulti”, i ragazzi di oggi saprebbero benissimo quello che fanno e   dispongono pure di cellulari che, ricchi di siti porno o di crimini da essi stessi compiuti, rendono più “invitante” la violenza di cui poi vantarsi condividendola via mail con altri. Secondo l’articolo 97 del codice (se non sbaglio), al momento il minore fino a 14 anni non è mai comunque imputabile e, secondo l’art. 98, lo diventerà  solo se quando ha commesso il fatto egli era di età compresa tra 14 e 18 anni e aveva capacità di intendere e di volere. Che fare allora? Senza una educazione “sessuale e civica” (!)i n famiglia e nelle scuole,  adattata a seconda dell’età, il problema sembra insolubile dato che le pre-condizioni favorenti le violenze giovanili sono in aumento: povertà crescente, ambienti degradati, mancanza di lavoro, abbandono scolastico (specie al Sud), droga: fattori tutti cui si aggiunge la inumana gestione dei migranti che favorisce in questi deviazioni delinquenziali di vario tipo. Soltanto la maggior punizione e reclusione dei giovanissimi è dunque destinata ad essere insufficiente. Rimesso in libertà, infatti, il minore ritornerà nell’ambiente da cui proviene, con ancor più rabbia  e ostilità nei confronti del mondo sfavillante che gli sta intorno e che sembra escludere solo lui e la gente come lui. Scriveva Dante nel XVI Canto del Purgatorio: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”,  da cui emerge la persistente inapplicabilità di certe norme che forse è peggio della loro assenza.  Da medico, a proposito delle violenze sessuali compiute da ragazzi, rileverei infine come si glissi (falso pudore?) sul fatto che proprio nei giovani il testosterone (ormone della libido) è in crescente salita e che quindi la sessualità  specie per  quelli che vivono in ambiente degradato può esplodere e trasformarsi in violenza fisica e sessuale del singolo o di gruppo. In conclusione, non arginata con forza tramite provvedimenti sociali ed educativi (che in genere latitano), singole soluzioni punitive sembrano sterili. L’orrore per gli stupri dovrebbe inoltre essere rimarcato con maggiore insistenza dai media e non ridursi soltanto a cronaca pruriginosa (come avviene in non pochi rotocalchi).