Ci sono problemi che vanno periodicamente richiamati all’attenzione. Uno è certo la scarsa solidarietà nei confronti dei portatori di handicap. Solidarietà che è doverosa per una società che voglia definirsi “civile”, per la quale il rispetto dei disabili dovrebbe essere uno dei requisiti etici essenziali. E invece no. Chiamando “diversamente abili” le persone portatrici di handicap di vario tipo, molti soggetti “normali” ritengono di aver fatto già abbastanza. Non c’è invece giorno che la cronaca non registri insensibilità, fastidio, insofferenza e prevaricazione nei confronti di chi soffre di una qualsiasi menomazione. Un esempio odioso più immediato è la occupazione nelle città del posto macchina riservato ai disabili, nonostante il divieto ben evidenziato. Nei ristoranti i portatori di handicap sono spesso mal sopportati più o meno vistosamente anche da chi è già a tavola e in alcuni sono non graditi, e persino non accolti, dai gestori, specie se si tratta di gruppi (è successo in passato in qualche ristorante in autostrada). In certi hotel o garni, i disabili o i familiari erano invitati non di rado (per fortuna sempre meno) a cercare una soluzione altrove. Questi esempi eterogenei di totale mancanza di sensibilità evidenziano come qualsiasi norma regolatoria, se manca un senso collettivo di solidarietà e se non si traduce in provvedimenti concreti, sia malinconicamente ben poca cosa. Deve essere chiaro che non si tratta di generosità verso i disabili, ma di rispetto dei loro diritti civili, per almeno alcuni dei quali le soluzioni non sarebbero troppo difficili. Esempi di soluzione non mancano: rimuovere gli scalini per accedere agli uffici privi di ascensore, provvedere le toilette dei locali pubblici di supporti adeguati (e che consentano inoltre la presenza eventuale di un accompagnatore), agevolazioni per salire sugli autobus o sui treni. Quanti “normali” riflettono sulle enormi difficoltà di un disabile anche accompagnato di fronte ad una scala o ad un ascensore dove la carrozzella non entra, o nell’affrontare un gabinetto “alla turca”? Difficoltà gigantesche, anche quando il disabile può contare sull’aiuto di un/una badante. In passato ho ricordato come i predellini facilitanti la salita sui mezzi pubblici alle fermate dei bus (pur esistenti!) sono stati usati assai poco nelle grandi città italiane Ci sono stati casi a Roma, dove il Comune ha dovuto rispondere ad una causa di risarcimento ad hoc. E non parliamo dei problemi nelle stazioni di servizio in autostrada, dove ancora 2-3 anni fa la rivista “Quattroruote” segnalava che nel 50% delle stazioni esistevano ancora difficoltà per i disabili in carrozzella persino di varcare i tornelli per poi accedere al bar o a gabinetti idonei. Non pietà per i portatori di handicap, ma solidarietà e agevolazioni concrete e fatte rispettare.