Esperienze acquisite in campo medico potrebbero essere utili per una riduzione parziale del femminicidio. Poniamo che un paziente abbia assunto per dolori articolari 2 grammi di aspirina notoriamente gastrolesiva a stomaco vuoto e sia andato incontro ad un sanguinamento profuso da ulcera gastrica. Supponiamo anche che in ospedale egli venga curato con una terapia antiulcera e con trasfusioni multiple. Il paziente al momento guarisce, torna a casa, ma non smette l’aspirina perché il medico ha dimenticato di rimarcarne il rischio emorragico. Inevitabilmente il malato soffrirà ancora di episodi ricorrenti di emorragia digestiva. Ignorando il fattore causale costituito dall’aspirina, il solo potenziamento della terapia antiulcera non basterà e il sanguinamento, se questo antiinfiammatorio non gli sarà tolto, si ripeterà ancora. Ciò premesso, passiamo all’ultima straziante vicenda di Giulia Cecchettin ammazzata brutalmente dal suo “innamorato” poco prima di laurearsi in ingegneria biomedica. Lo sgomento è così indicibile e diffuso che non si sa proprio come commentarlo, già inorriditi dagli altri 105 femminicidi registrati in Italia nel 2023. La reazione più immediata per questo ennesimo assassinio di genere è un dolore veramente profondo e un senso di desolazione interiore. Lo sbigottimento maggiore, al di là di quello emozionale istintivo è comprensibile, nasce però da altre considerazioni. La prima è che eventi tragici di qualsiasi tipo e natura, che devastano il vivere civile, inclusi i femminicidi efferati, tendono a ripetersi da secoli a dimostrazione che l’Homo sapiens non ha trovato soluzioni per eventi scellerati, risultando incapace di analizzarne le cause. La seconda, è che la memoria di qualsiasi evento risulta brevissima nei cittadini e cosi capiterà anche per il massacro di Giulia: il dolore della gente è sincero ma durerà poco (tranne che per i famigliari e le persone vicine alla vittima), e si fonderà con l’interesse più o meno morboso per dettagli di per sé sono sostanzialmente poco significativi se non per il magistrato e la legge: come è stata uccisa? Quando? C’è stata prima anche violenza sessuale? Le reazioni solo emotive a breve termine vengono poi comunemente distratte da tragedie di altro genere che offuscano orrori precedenti. Ad esempio, l’attenzione mediatica all’ invasione (operazione speciale!) russa dell’Ucraina è molto calata questi ultimi giorni sui media, sostituita dal criminale attacco terroristico di Hamas e successiva sanguinosa reazione di Israele e, quest’ultima dall’orrore per Giulia che a sua volta “distratto” in qualche misura l’interesse dei media per la striscia di Gaza. Emozione, dolore e lacrime vere non mancano mai, mentre invece l’analisi delle cause lontane, pur importantissima, risulta carente quasi sempre come nel caso dei femminicidi. Se consideriamo lo scenario medico iniziale, è chiaro che senza togliere l’aspirina non si bloccherebbero certo le emorragie dell’ulceroso, così come non si andrà da nessuna parte senza identificare e almeno ridurre alcune cause di questo reato, problema ben più complesso dell’ulcera sanguinante trattata nel preambolo. Ovviamente la violenza omicida del singolo non sarà mai eliminabile, ma si “potrebbe” almeno tentare di evitare la co-responsabiltà della società. I politici tutti (a prescindere dalla collocazione) sono spesso capaci solo di progettare (non di attuare!) un aumento delle pene o misure inutili (diffida di avvicinamento alla potenziale vittima, braccialetto elettronico) che non hanno mai ridotto la violenza omicida. Del tutto insussistente è invece la prevenzione per ridurre gli omicidi. Prevenzione significa in concreto educazione civica, sentimentale e sessuale che i giovani dovrebbero anzitutto ricevere (ma spesso non ricevono!) in famiglia e nelle scuole, come fortemente auspicherebbe l’UNESCO, prima che essi diventino sessualmente attivi. Dopo tanti anni di professione, chi scrive (contattato ovviamente non come psicologo ma per problematiche gastroenterologiche) ha constatato egualmente l’assoluta mancanza di confidenza tra figli e genitori in tema di rapporti civili, sentimenti e sesso, quasi che quest’ultimo fosse peccaminoso tout court. In realtà, la sessualità nei giovani non è una tentazione diabolica, ma una fisiologica e gioiosa crescita che abbisogna solo di essere serenamente incanalata e vissuta. Se non c’è “intimità” con i genitori, e senza educazione complementare nelle scuole gli adolescenti, specie se maschi, l’educazione sessuale (che non significa tecniche erotiche!) se la fanno da soli, consultando siti pornografici che circolano facilmente sui cellulari. La sessualità appresa in questo modo è così artefatta e priva di una componente sentimentale più ampia. Quando c’è amore, esso esclude ogni violenza e anzi aumenta il rispetto per la donna desiderata. Problema nel problema, purtroppo, è che genitori e scuola sono spesso essi stessi impreparati ad educare ad hoc i ragazzi.
Giorgio Dobrilla
Titolo su AA: Femminicidi:prevenzione significa educazione civica, sentimentale e sessuale