Gli elementi essenziale dei vari tipi di diabete (D) non sono sempre chiari ai non medci. Il D di tipo 1 è presente nel 10% dei diabetici ed è causato dalla distruzione delle beta-cellule produttrici dell’ormone insulina presenti negli isolotti endocrini sparsi nel pancreas (ghiandola esocrina che produce enzimi indispensabili per  la digestione). Il danno progressivo delle beta-cellule è dovuto all’ aggressione immunitaria da parte di auto-anticorpi con il concorso pure di fattori genetici: gemelli monozigoti sviluppano infatti il D di tipo 1 nel 30-40% dei casi, versus il 5-10% nei fratelli non gemelli. A scatenare la risposta autoimmunitaria risulterebbero i virus della parotite, il citomegalovirus, i virus Coxackie B e quelli dell’encefalo-miocardite. Si comprende così perché nel D di tipo1, oltre alla dieta congrua e al movimento fisico  sia necessaria l’insulina, mentre nel D di tipo 2 non c’è deficit di insulina e questo ormone solitamente non è necessario: saranno spesso sufficienti la riduzione costante e non episodica dell’apporto calorico, specie dei grassi, e l’attività fisica. Il D rappresenta in ogni caso un problema di salute pubblica rilevante, considerando che in l’Italia (dati ISTAT) ci sono circa 3.500.000 persone affette da D, corrispondenti a circa il 6% della popolazione; nel mondo  i  diabetici sono più di 422 milioni e i decessi per questa malattia sono ogni anno 1.500.000.  Questa cifra è destinata a crescere se gli occidentali continueranno a seguire diete incongrue, aumenteranno i lavori “a distanza” e  gli immigrati in progressivo aumento cambieranno le loro più sobrie abitudini alimentari con e nostre.  Più o meno subdolamente il diabete può causare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono inevitabili e appariscenti nel diabete tipo 1 non trattato con adeguate dosi di insulina: si tratta in primis del coma cheto-acidosico contrassegnato da perdita di coscienza  richiedente pronta iniezione dell’ormone. Nei pazienti con D di tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre inesorabili sono le conseguenze croniche a carico di diversi organi e tessuti tra cui, in primis, occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici. Soltanto nel D2 la prevenzione è di fatto possibile e quindi fortemente raccomandabile. Doveroso ricordare per completezza pure il cosiddetto “diabete gestazionale” (non pre-gravidico!) che si sviluppa nelle donne gravide al 3° trimestre senza nessun  precedente segno clinico o laboratoristico (iperglicemia) di malattia. Questo D fortunatamente scompare dopo il parto nella maggior parte delle gestanti. Tuttavia, esso è un campanello d’allarme perché il rischio di D di tipo 2 aumenta col passare degli anni sia per la madre che per il bambino. La terapia del D richiede ovviamente soluzioni terapeutiche alquanto diverse a seconda del tipo (insulina o antidiabetici orali).