Edward Gibson, professore di Scienze Cognitive del “Massachusetts Institute of Technology” concorda con il matematico Odifreddi nel ritenere che “L’insegnamento in genere è inutile, eccetto che per quegli studenti per i quali sarebbe superfluo”. In poche parole gli studenti più dotati e desiderosi di imparare potrebbero al limite prescindere anche dagli insegnanti in quanto troverebbero comunque modo di apprendere. Per il matematico, l’insegnamento, se non proprio superfluo, potrebbe essere di importanza secondaria. Per la maggioranza più grigia e mediocre degli studenti l’insegnamento sarebbe invece necessario perché la fatica di apprendere da soli si allea non di rado negativamente con il loro sostanziale disinteresse. Questa visione decisamente tranchant – sembrano sostenere Gibson e Odifreddi – è però giustificata solo per le materie teoriche poco tecniche, come la matematica, ma non per la medicina che è fatta sempre più di progressi tecnici. Insomma, se si tratta di “pensare” e di formulare teorie, alcuni soggetti potrebbero essere capaci di farlo anche in proprio, ma per “fare” in altri ambiti, come in quello medico, è indispensabile che qualcuno “insegni il mestiere”. Questo spiegherebbe perché un medico o un chirurgo raggiungano solitamente l’apice della carriera e della competenza solo a una certa età, dopo aver accumulato per anni esperienze ed errori. Il contrario accade al matematico e al fisico che possono partorire idee geniali anche da giovanissimi, stando a casa loro, senza andare necessariamente a lezione da qualcuno. Odifreddi crede dunque nel super-talento individuale naturale, riconoscendo allo stesso tempo che forse la società ha soprattutto bisogno di persone non geniali ma preparate a mettere in pratica cose immediatamente utili. Per esserlo, queste hanno avuto bisogno di imparare da insegnanti capaci di una didattica chiara associata a dimostrazioni pratiche. Questo concetto vale per molti altri ambiti. Giotto sembra sia diventato Giotto da solo, ma moltissime opere pittoriche valide sono nate in Scuole di pittura dove non tutti erano ab initio artisti sommi come lui. Lo stesso dicasi per la musica. Pochi sono stati “naturalmente “ dei geni come Mozart, capace già a 5 anni di comporre il suo “Andante di Clavicembalo”, o in grado di trascrivere interamente a memoria, dopo averlo sentito soltanto due volte, il “Miserere” di Gregorio Allegri (rischiando la scomunica). Ma la gran parte dei musicisti prima di emergere hanno frequentato assiduamente per anni delle scuole di musica. La genialità naturale del singolo è entusiasmante ma non è comune, la si incontra solo in pochi e non la si può apprendere. Al contrario, un buon insegnamento è invece possibile e auspicabile, ad esempio, per chi farà il medico o il chirurgo, in quanto molte persone beneficeranno del loro sapere.