La “celiachia“ (C) o “intolleranza al glutine” affligge all’incirca 600.000 italiani, in pratica una persona ogni 100/150 abitanti, ma la frequenza è probabilmente sottostimata dato che molti soggetti per anni possono non accusare disturbi né lievi né specifici. La malattia è di natura immunitaria ed è causata da una reazione infiammatoria dell’intestino tenue alla gliadina, contenuta nel glutine che è un complesso di sostanze azotate che si forma durante l’impasto con acqua della farina di alcuni cereali, come frumento, farro, kamut, orzo, segale. Pure l’avena era un cereale incriminato ma, recenti studi hanno dimostrato che, se non è contaminata da glutine durante la lavorazione,  non risulterebbe lesiva per il 99% dei celiaci. La celiachia comporta l’atrofia dei villi situati alla superficie della mucosa dell’ intestino tenue, ciò che compromette l’assorbimento delle sostanze nutritive e prima o dopo provoca disturbi gastroenterici e può pure determinare un ritardato sviluppo. Tuttavia non mancano soggetti asintomatici o che sviluppano sintomi aspecifici (lieve anemia, astenia, aumento delle transaminasi, qualche linfonodo). La diagnosi si basa sull’atrofia dei villi accertata per via duodenoscopica e sul riscontro nel siero di anticorpi indicativi (in primis anti-transglutaminasi e anti-endomisio). Terapia clinicamente risolutiva è la dieta senza glutine (“gluten-free”), assolutamente opportuna anche negli asintomatici. Di recente si è scoperta una “sensibilità al glutine non celiaca”, che causa sintomi simili a quelli della C, ma per assunzioni di glutine in quantità almeno doppia (superiore ai 4 grammi) di quella che scatena i disturbi del malato con vera celiachia. In questi soggetti non si rileva atrofia dei villi, né aumento di linfociti intra-epiteliali, né presenza degli anticorpi succitati. Una ricerca italiana ha mostrato che la prevalenza di questa patologia in persone sospette di essere affette da C supera il 5 %. Nei soggetti con sensibilità al glutine non celiaca la semplice riduzione di questa proteina porta a un rapido beneficio clinico in ore/giorni, mentre nei veri celiaci i risultati clinici e soprattutto anatomici (villi) di una dieta priva di glutine richiedono dei mesi. Alcuni studi americani e svedesi non recenti si chiedevano se si può prevenire la C negli adolescenti  somministrando piccole quantità di glutine tra i 4 – 6 mesi e durante l’allattamento. Un editoriale a tale riguardo del NEJM sostiene invece che il timing dell’introduzione del glutine nei poppanti non sembra influenzare lo sviluppo di C nell’adolescenza e che neppure la durata dell’allattamento, associato o no al glutine, incide sul rischio di celiachia. Gli unici test di per sé non diagnostici ma esprimenti una certa suscettibilità alla C, sono alcuni alleli HLA (loci genici identificati sui leucociti umani).