Più di dieci anni fa (sic!) alcuni quotidiani nazionali ospitavano articoli sulla riforma universitaria in Italia che, per alcuni politici, avrebbe dovuto prevedere la valutazione (periodica) dei docenti universitari. Questa verifica la si sarebbe dovuta affidare ad organismi di controllo europei e i docenti arruolati per un terzo non sarebbero dovuti provenire dalla stessa sede universitaria. Lo scopo era quello di evitare il perpetuarsi dello sfacciato nepotismo allora vigente nel nostro Paese (non scomparso peraltro in alcune università) e non solo a Medicina. Nepotismo espresso da due realtà: il “familismo”, cioè la presenza di molti familiari (figli, generi, nuore, cognati) nell’ateneo e persino nella stessa facoltà, e il “localismo”, che invece è la nomina dei docenti in base a criteri politici territoriali “di casa”, più facilmente condizionanti i soggetti nominati. In ambedue i casi, il merito del nominato non è certo il parametro ritenuto prioritario. L’auspicato controllo iniziale mi veniva commentato allora dal prof. Gabriele Mazzacca, cattedratico di Gastroenterologia dell’Università di Napoli (e grande amico), il quale mi sottolineava come molte buone intenzioni di rinnovamento sbandierate da decenni per contrastare questa anomalia vergognosa non si erano mai tradotte in atti concreti e non solo al Sud. Responsabili non erano solo personaggi politici, ma gli stessi rettori e senato accademico che, salvo eccezioni, risultava non ci avessero troppo creduto nella “rivoluzione meritocratica”. Nella sua chiosa Mazzacca ricordava pure che una cinquantina d’anni prima di quando egli si era laureato in Medicina, i docenti a Napoli erano una ventina mentre la metà proveniva da altre sedi, a possibile dimostrazione che un qualche inserimento meritocratico “extra” forse c’era stato. Dieci anni dopo la sua laurea, nella stessa Facoltà i docenti di prima e seconda fascia erano diventati molte decine e tutti nati e cresciuti in quella stessa università. Il cattedratico concludeva che se qualcuno vuole davvero una selezione meritocratica dei docenti deve “anzitutto selezionare le commissioni giudicatrici concorsuali”. Altrimenti, a causa di pressioni politiche o di altro genere, c’è il rischio che la scelta cada volutamente su docenti mediocri che diventerebbero tra l’altro facili ostaggi dei nominatori. Si riuscirà mai a realizzare la ”scelta solo meritocratica”? – vien da chiedersi. È da sperare che nel progettare la futura Facoltà di Medicina a Bolzano, ciò avvenga a cominciare dalla scelta di docenti di livello che ovviamente, almeno all’inizio, arriverebbero da fuori. Personalmente mi auguro davvero che così accada, affinché la nostra città possa beneficiare dell’aumento di medici ben preparati. E c’è pure da auspicare che una volta laureatisi essi siano invogliati in vario modo (e un po’ anche “forzati”), a rimanere…bolzanini.