Parlare di “Trapianto di microbiota fecale” (TMF) può indurre nei lettori un istintivo ribrezzo ma, conoscendo in cosa consiste, ci si deve ricredere. Protagonista del TMF è in effetti il “microbiota”, termine con cui si indica la totalità di microbi intestinali (in primis nel colon), che concorrono al benessere del nostro organismo. Si tratta complessivamente di circa 10 bilioni di cellule batteriche (1 bilione = 1 milione di milioni!), un vero e proprio organo all’interno dell’intestino che, se fosse solido, peserebbe circa 2 kg. Nei soggetti normali i batteri “buoni” (in primis Lactobacillus acidophilus e L .bifidus) prevalgono su quelli patogeni e si parla di “eubiosi”, mentre “disbiosi” indica l’alterazione di tale equilibrio che può favorire i batteri “cattivi”. Nell’eubiosi il microbiota garantisce una risposta immunitaria ottimale, facilita l’assorbimento di vitamine K e B12, e contrasta la resistenza agli antibiotici. Ebbene, da anni risulta che proprio l’infusione di microbiota fecale ricavato da soggetti normali rappresenta un innovativo approccio terapeutico in alcune situazioni di grave disbiosi refrattaria agli antibiotici (che paradossalmente, possono talora esserne la causa!). Una di queste è la “Colite pseudo-membranosa”, infezione potenzialmente letale provocata dal batterio “Clostridium difficile”. L’infusione per via rettale o orale di una sospensione di microbiota, ottenuta da feci debitamente pre-trattate ad hoc da donatori sani, può risultare salvavita. Nessun ribrezzo dunque perché deve essere chiaro che il TMF nulla ha a che vedere con la “coprofagia” (= “ingoio di escrementi” propri o altrui), evento piuttosto comune negli animali, ma nell’uomo osservabile solo in alcuni soggetti psicopatici. In studi recenti, l’efficacia del TMF per infusione orale con sondino o per via colonscopica è stata confrontata con quella dell’assunzione per via orale di capsule che contengono il microbiota proveniente da soggetti sani. L’efficacia risulta la stessa ma questa via di somministrazione è ovviamente molto meno disturbante per i pazienti e assai meno costosa (308 dollari la via orale con capsule vs quasi 900 quella per via colonscopica). Dati recenti mostrano pure l’utilità di trattare con TMF pazienti che sviluppano grave alterazione della flora batterica a seguito di terapie antitumorali (ad es. per melanoma e per leucemia mieloide acuta). Infine due rilievi: 1. Mancano dati sul TMF nell’iper-accrescimento batterico dell’intestino tenue (SIBO, acronimo inglese che sta per “small intestinal bacterial overgrowth”), dove si completano digestione e assorbimento dei nutrienti. Questa disbiosi è frequente in soggetti nei quali il colon è stato rimosso chirurgicamente; 2. In Italia i centri abilitati al TMF sono più di uno ma c’è da chiedersi se ospedali e case di cura siano a conoscenza che esiste questa opportunità.