Il fumo è un fattore cancerogeno e incide sia sulla durata che sulla qualità della vita. Venti sigarette al giorno infatti tolgono 5 anni di vita ad un soggetto che inizi a fumare da giovane e per ogni settimana di fumo si calcola che si perda circa un giorno di vita. Nel sesso femminile il consiglio di non fumare o di smettere ha pure una motivazione specifica in quanto questo “vizio” danneggia notoriamente le donne in gravidanza. In passato tale rischio è stato sottovalutato e lo si deduce da un lavoro pubblicato nel 2023 sull’ “International Journal of Epidemiology” che ri-analizza con attenzione proprio i rischi del fumo di sigaretta (e della caffeina) nelle donne gravide. Nello studio citato i dottori R,J. Selvaratnam et al dell’Università di Cambridge non solo confermano i dati già noti, e cioè che nelle gravide che fumano la probabilità di partorire pre-termine è quasi 3 volte maggiore rispetto alle non fumatrici, ma segnalano pure il rischio per il neonato che nascere pre-maturo. Alla nascita egli risulterà dunque sottopeso e di conseguenza più esposto in primis a infezioni del tratto respiratorio. In dettaglio, lo studio ha analizzato 914 gravide delle quali circa il 78,5% risultavano non esposte al fumo durante la gestazione, il 12% erano solo saltuariamente fumatrici e il 9,5% fumatrici abituali. In queste ultime un parto spontaneo pre-termine si registrava 2,6 volte più frequente, una cifra doppia questa, rispetto a quella riscontrata in una  meta-analisi precedente. Anche la crescita intrauterina   risultava più ritardata di 4 volte. Alla nascita, infatti, i bimbi nati da madri fumatrici pesavano  in media il 10% in meno (3,87 kg) di quelle non fumatrici. L’aumentato rischio dei nati sottopeso si traduce inoltre in più frequenti problemi medici durante lo sviluppo post partum del neonato come pure in una salute più precaria durante la  vita adulta. Diversamente da studi precedenti i ricercatori di Cambridge non hanno invece rilevato un ruolo negativo del fumo nelle gravide per quanto attiene alla pre-eclampsia (ipertensione e proteinuria elevata). Il prof. Gordon Smith, del ripartimento di Ostetrica e Ginecologia dell’Università di Cambridge, scrive testualmente: “Noi sapevamo da tempo che il fumo durante la gravidanza non faccia del bene al bambino in grembo, ma il nostro studio dimostra che esso è potenzialmente molto più nocivo di quanto ritenuto in precedenza”. E ancora: “Noi speriamo che i nostri dati incoraggeranno soprattutto le donne incinte, o quelle che progettano una gravidanza, di smettere di fumare”.Tale auspicio è dunque un ottimo motivo per smettere di fumare e di rimanere  “tobacco free” anche a parto avvenuto, traendone benefici sia per sé che per il figlio appena nato. E pure il partner, se è  fumatore, dovrebbe tenerlo ben presente: al fumo passivo del bambino concorrerebbe anche lui.