Un certo pudore impedisce talora al paziente di consultare il medico per un disturbo per il quale egli dispone solo di termini che gli sembrano volgari. Esempio ne è la flatulenza (specie se maleodorante!) che consiste in espulsioni di gas per via rettale che superano i 25 episodi/die (versus le 14/die di un soggetto normale, anche se inavvertite). Se si rivolge al curante il paziente riferisce con una certa ritrosia di sentirsi pieno di gas ma senza entrare in particolari imbarazzanti. Il prof. P. Conte, chimico all’Università di Palermo, ne parla invece in un articolo intitolato in inglese “Fart chemistry”, ossia “Chimica delle scoregge”. In esso il professore rimarca che la composizione chimica dei flati (o peti) cambia notevolmente a seconda di ciò che il soggetto mangia e di altri fattori individuali, ma che essa è di regola fatta per il 99% da azoto molecolare (N2), idrogeno molecolare (H2), anidride carbonica (CO2), ossigeno molecolare (O2) e metano (CH4). In sostanza, essa è simile a quella dell’aria che respiriamo in gran parte poi riassorbiamo, ma i rapporti quantitativi tra i vari gas emessi per via rettale sono alquanto differenti. Si ingerisce aria pure durante la deglutizione, specie in soggetti che masticano frettolosamente, parlano molto durante i pasti e un contributo lo gioca anche l’aria contenuta negli alimenti, nelle bibite e vini frizzanti. Grossi volumi di CO2 si formano inoltre per neutralizzazione dell’acido cloridrico dello stomaco da parte del bicarbonato pancreatico, ma la CO2 sviluppatasi passa poi nel sangue e sarà eliminata con il respiro. Tra i cibi che facilitano la flatulenza vi sono in primis tutti i legumi (fagioli, piselli, fave, ceci, lenticchie, et al) e ortaggi vari (cavoli di vario tipo, crauti, aglio e cipolla et al). Nessuno dei gas citati è di per sé maleodorante e l’odore delle feci è invece dovuto a quantità anche minime di scatolo e indolo, alle ammine volatili che “sanno” di pesce andato a male, e agli acidi grassi a catena corta il cui odore ricorda quello del burro rancido, mentre l’odore di uova marce è dovuto a composti contenenti zolfo. I gas nell’intestino sono infine dovuti all’attività dei batteri nel colon che fermentano il cibo non digerito. Quanto maggiore è la concentrazione di sostanze non assorbite nel tenue e tanto maggiore è la produzione di gas a livello del colon. Dati più scarsi riguardano la flatulenza nei soggetti in cui il colon, che è segmento particolarmente ricco di flora batterica (miliardi di batteri per grammo di contenuto intestinale), è stato asportato chirurgicamente nei quali si ha un iper-accrescimento della flora batterica nel tenue la quale, oltre che a concorrere alla flatulenza, può pure comportare una dismotilità delle anse intestinali. Il “fai da te” spesso è insufficiente ed è meglio sentire un gastroenterologo o un buon nutrizionista.