Ci sono opinioni contrastanti sia datate che recentissime che confondono sensibilmente le idee della popolazione circa realtà e peso delle conseguenze negative del riscaldamento sulla salute. L’OMS, il CdC di Atlanta e il Panel Intergovernativo sul clima già decenni fa riteneva solo “probabile” che le variazioni climatiche dovute all’uomo aumentino varie patologie (tumori, pneumo-cardiopatie, allergie, infezioni, carenze alimentari). Contemporaneamente, un “Non Governmental Panel on Climate Change”, costituito da 30.000 scienziati indipendenti (che non si basavano, cioè su contratti governativi), esprimeva in merito pareri diversi di sapore “antiambientalistico”: 1. Il riscaldamento globale riduce l’incidenza di cardio-vasculopatie, più correlate con temperature basse; 2. Con temperature più alte la mortalità causata da patologia respiratoria diminuisce; 3. La diffusione della malaria e delle malattie da zecche è un’ipotesi non comprovata; 4. L’aumento della CO2 nell’aria ha migliorato il potenziale alimentare grazie ad un migliore rendimento dei terreni agricoli (+70% per il frumento, +67% per i tuberi, +62 % per i legumi, +51% per le verdure; +33% per la frutta, +28% per i cereali); 5. Le piante, se il CO2 aumenta, si arricchiscono “probabilmente” di proteine e fitocomposti medicinali; 6. E’ “probabile” che l’aumento di CO2 comporti un ulteriore aumento della vita media. Tuttavia l’aggettivo e l’avverbio virgolettati la dicono lunga sulle certezze. Non si dovrebbe poi sottostimare il fatto che clima e riscaldamento possono pure avere peso assai diverso in popolazioni che risiedono in zone geografiche differenti (cfr. Occidente e Terzo Mondo, genti dell’Artico e Africani). Il dr. Tirelli, al tempo oncologo ad Aviano, ricordava anche in merito, più o meno provocatoriamente, che i ricchi che vivono in climi rigidi “tendono durante i periodi invernali e molto freddi a recarsi in zone calde (gli Americani in Florida e gli Europei in Costa Azzurra), cosa che non farebbero se il rischio di malattia in queste fosse maggiore. A dar ragione ai contro-correntisti sembra interessante quanto talora avviene in natura: gli uccelli, ad esempio, grazie alle ali di cui dispongono, accettano per istinto di compiere viaggi molto stressanti (penalizzati da alta mortalità) pur di migrare in zone più calde e umide. Si potrebbe concludere che circa i rapporti tra clima e salute esistono al momento ancora sia dubbi che certezze, senza inoltre ignorare che l’eventuale impatto potrebbe essere diverso a seconda delle popolazioni/zone di riferimento. “La verità raramente è pura e non è mai semplice”, diceva O. Wilde. Sarebbe dunque auspicabile che la questione fosse dibattuta solo da scienziati competenti e politicamente neutri invece che diventare oggetto di contrasto solo ideologico tra i partiti, non utile alle decisioni da prendersi nell’interesse di tutti.