Anni fa abbiamo già trattato delle differenze tra maschi e femmine quanto a tolleranza al dolore, ma conviene ritornarci. Da un convegno di allora a Bolzano (“Empfinden Frauen Schmerzen anders?”) si aveva conferma che la maggioranza percepiscono effettivamente in modo diverso l’intensità del dolore spontaneo e/o dovuti provocato. Tali differenze fisiologiche tra i due sessi dipendono principalmente dai caratteri sessuali primari, dovuti rispettivamente a ovaie e testicoli. La “Medicina di Genere” va però oltre e si chiede se sia pure diversa in uomini e donne la suscettibilità agli analgesici (e ai farmaci in generale). Definendo al meglio le eventuali peculiarità di ciascun sesso per quanto attiene sia alla farmacodinamica (=effetto dei medicinali sull’organismo) che alla farmacocinetica (= effetto dell’organismo sul farmaco), si potrebbe pertanto riuscire a modulare in modo ottimale la terapia del dolore nel sesso femminile, nell’ottica che mira in generale ad una cura sempre più personalizzata. Ovviamente, la diversa sensibilità al dolore sia spontaneo che accidentale o volutamente provocato e la diversa reazione agli antidolorifici, possono dipendere oltre che dalle differenze di genere anche da fattori ambientali e psicosociali, ben presenti pertanto ai fisiopatologi che si occupano del problema. Uno studio comparativo condotto anni orsono in un unico centro solo in maschi affetti da dolore cronico di intensità equivalente, ha rivelato pure vistose differenze etniche. Maggiormente tolleranti al dolore risultavano i Francocanadesi, seguiti dagli WASP (bianchi anglosassoni protestanti), dagli Irlandesi, da Italiani e infine dagli Spagnoli. Ciò suggerisce che anche differenze attribuite al diverso genere potrebbero eventualmente dipendere da caratteristiche non biologiche ma etnico-culturali e psicosociali. Nel sesso femminile, la maggiore percezione del dolore sembra associarsi a (o causare?) una minore risposta agli antidolorifici. Alcuni ricercatori hanno attribuito tale peculiarità alla quota prevalente nella donna di ormoni estrogeni o al fatto che, in risposta al dolore, il sesso femminile produce meno endorfine (neurotrasmettitori analgesici prodotti dalla ghiandola ipofisi situata alla base del cervello). Altra possibilità è un eccessivo rilascio di CCK (ormone prodotto da cellule nella mucosa duodeno-digiunale) che antagonizza l’effetto delle endorfine. Il ruolo contrapposto di questi 2 ormoni è ben noto a chi si occupa di “analgesia da placebo“ (mediata appunto dalle endorfine) e di “effetto nocebo” (mediato dalla CCK). A prescindere dal dolore, l’essere uomo o donna può comunque influenzare il decorso clinico e la cura di una malattia. Promettente, dunque, la Medicina di Genere, specie se si considera che nella donna fertile o gravida, per legge si usano farmaci sperimentati in fase pre-clinica soltanto nell’uomo.