STACCARE LA SPINA: QUESTIONE MEDICA, ETICA  O LEGALE? (2 dic 06)

Molti ricorderanno che non molto tempo fa una paziente con una lesione gangrenosa ad un arto inferiore rifiutava l’amputazione propostale dai medici. Quel rifiuto, imprescindibile diritto di ciascun cittadino, veniva accettato dai medici nel pieno rispetto delle leggi vigenti. La paziente, perfettamente consapevole del resto di quanto sarebbe successo, decedeva poco tempo dopo. Immaginiamoci un secondo scenario e cioè che ad un paziente perfettamente cosciente venga proposta dai medici una respirazione meccanica per evitare il progressivo aggravarsi di una insufficienza respiratoria già al limite del sostenibile. E poniamo che il paziente, come la paziente con la gangrena, rifiuti tale proposta. I medici per rispettare anche in questo caso le sue volontà, potrebbero astenersi dall’applicare il ventilatore senza incorrere in alcuna sanzione. Terzo scenario: il paziente paralizzato da grave distrofia muscolare è già sottoposto a ventilazione meccanica che però ad un certo punto rifiuta. Diversamente che nello scenario 2,  il medico non può staccare la spina del respiratore già in funzione per non incorrere nel reato di eutanasia. Non si tratta di un esempio teorico, ma della storia vera di Piergiorgio Welby, co-presidente dell’Associazione Coscioni. Il paziente già nel settembre scorso aveva rivolto un video-appello al Capo dello Stato perché il problema dell’eutanasia ricevesse una migliore definizione etico-giuridica.  Ma Welby non si ferma qui: il 27 novembre  egli  scrive testualmente al medico che lo assiste: ”Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede al Dr. … il distacco del ventilatore polmonare sotto sedazione terminale, se possibile orale”. Il medico cui il drammatico messaggio è rivolto è ben conscio che la sofferenza fisica e psichica del suo paziente è ormai “incommensurabile”, ma afferma di non potere staccare la spina: la legge da un lato gli impone di rispettare la volontà del paziente quando è vigile, ma dall’altro, se questi è privo di conoscenza (e tale sarebbe se come da sua volontà venisse profondamente sedato prima di staccare la spina), la stessa  legge gli impone di intervenire, il che significherebbe il ripristino della ventilazione meccanica. A ingarbugliare ulteriormente le cose, la Consulta Bioetica dice che la spina andrebbe staccata, ma il Movimento per la Vita sostiene che sarebbe delitto il farlo. Sorge allora inevitabilmente il seguente quesito: è giusto equiparare la vita “naturale” a quella che ancora si chiama vita ma che de facto è ”innaturale”, in quanto possibile solo  grazie a degli apparecchi? Inoltre, una cosa è che altri decidano di staccare la spina senza il consenso di un paziente palesemente consapevole, altra cosa è che un soggetto in perfetta salute e del tutto cosciente dichiari che in una eventuale situazione critica non accetterebbe mai di essere tenuto in vita grazie ad una macchina. E’ banale sottolineare come la situazione sia estremamente complessa da ogni punto di vista. Indubbiamente, perché la buona medicina sia tale anche nelle situazioni simili a quella di Welby  oltre che di  scienza e coscienza, si sente pure il bisogno di adeguata giurisprudenza. C’è dunque da augurarsi che un approfondito sereno e non “ideologico” confronto parlamentare porti quanto prima a definire meglio la legge che regola questa drammatica materia. L’unico atteggiamento ingiustificabile, come ha detto il Capo dello Stato dopo l’appello di Welby, sarebbe il silenzio e su questo ci potrebbe davvero essere un consenso trasversale. Intanto autoprovochiamoci e, possibilmente a prescindere dalle conseguenze legali e dalle nostre posizioni filosofiche e religiose, pensiamo su cosa faremmo noi al posto del medico cui Welby ha chiesto di staccare la spina, specie se a chiedercelo fosse una persona amata che sta soffrendo in modo inumano e senza prospettiva alcuna di miglioramento o guarigione. In altre regioni italiane, nelle quali s’è già posto un quesito di questo tipo, hanno prevalso in modo nettissimo coloro che ritengono la richiesta di Welby legittima e assolutamente da rispettare. Vale ancora “Vox populi , vox dei”

Titolo originale: Staccare la spina: questione medica, etica  o legale?

STACCARE LA SPINA: QUESTIONE MEDICA, ETICA O LEGALE? (2 dic 06)

Molti ricorderanno che non molto tempo fa una paziente con una lesione gangrenosa ad un arto inferiore rifiutava l’amputazione propostale dai medici. Quel rifiuto, imprescindibile diritto di ciascun cittadino, veniva accettato dai medici nel pieno rispetto delle leggi vigenti. La paziente, perfettamente consapevole del resto di quanto sarebbe successo, decedeva poco tempo dopo. Immaginiamoci un secondo scenario e cioè che ad un paziente perfettamente cosciente venga proposta dai medici una respirazione meccanica per evitare il progressivo aggravarsi di una insufficienza respiratoria già al limite del sostenibile. E poniamo che il paziente, come la paziente con la gangrena, rifiuti tale proposta. I medici per rispettare anche in questo caso le sue volontà, potrebbero astenersi dall’applicare il ventilatore senza incorrere in alcuna sanzione. Terzo scenario: il paziente paralizzato da grave distrofia muscolare è già sottoposto a ventilazione meccanica che però ad un certo punto rifiuta. Diversamente che nello scenario 2, il medico non può staccare la spina del respiratore già in funzione per non incorrere nel reato di eutanasia. Non si tratta di un esempio teorico, ma della storia vera di Piergiorgio Welby, co-presidente dell’Associazione Coscioni. Il paziente già nel settembre scorso aveva rivolto un video-appello al Capo dello Stato perché il problema dell’eutanasia ricevesse una migliore definizione etico-giuridica. Ma Welby non si ferma qui: il 27 novembre egli scrive testualmente al medico che lo assiste: ”Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede al Dr. … il distacco del ventilatore polmonare sotto sedazione terminale, se possibile orale”. Il medico cui il drammatico messaggio è rivolto è ben conscio che la sofferenza fisica e psichica del suo paziente è ormai “incommensurabile”, ma afferma di non potere staccare la spina: la legge da un lato gli impone di rispettare la volontà del paziente quando è vigile, ma dall’altro, se questi è privo di conoscenza (e tale sarebbe se come da sua volontà venisse profondamente sedato prima di staccare la spina), la stessa legge gli impone di intervenire, il che significherebbe il ripristino della ventilazione meccanica. A ingarbugliare ulteriormente le cose, la Consulta Bioetica dice che la spina andrebbe staccata, ma il Movimento per la Vita sostiene che sarebbe delitto il farlo. Sorge allora inevitabilmente il seguente quesito: è giusto equiparare la vita “naturale” a quella che ancora si chiama vita ma che de facto è ”innaturale”, in quanto possibile solo grazie a degli apparecchi? Inoltre, una cosa è che altri decidano di staccare la spina senza il consenso di un paziente palesemente consapevole, altra cosa è che un soggetto in perfetta salute e del tutto cosciente dichiari che in una eventuale situazione critica non accetterebbe mai di essere tenuto in vita grazie ad una macchina. E’ banale sottolineare come la situazione sia estremamente complessa da ogni punto di vista. Indubbiamente, perché la buona medicina sia tale anche nelle situazioni simili a quella di Welby oltre che di scienza e coscienza, si sente pure il bisogno di adeguata giurisprudenza. C’è dunque da augurarsi che un approfondito sereno e non “ideologico” confronto parlamentare porti quanto prima a definire meglio la legge che regola questa drammatica materia. L’unico atteggiamento ingiustificabile, come ha detto il Capo dello Stato dopo l’appello di Welby, sarebbe il silenzio e su questo ci potrebbe davvero essere un consenso trasversale. Intanto autoprovochiamoci e, possibilmente a prescindere dalle conseguenze legali e dalle nostre posizioni filosofiche e religiose, pensiamo su cosa faremmo noi al posto del medico cui Welby ha chiesto di staccare la spina, specie se a chiedercelo fosse una persona amata che sta soffrendo in modo inumano e senza prospettiva alcuna di miglioramento o guarigione. In altre regioni italiane, nelle quali s’è già posto un quesito di questo tipo, hanno prevalso in modo nettissimo coloro che ritengono la richiesta di Welby legittima e assolutamente da rispettare. Vale ancora “Vox populi , vox dei”

Titolo originale: Staccare la spina: questione medica, etica o legale?