SPIE KGB, POLONIO-210 E FUMO DI SIGARETTA (11/12/06)
Dopo l’assassinio a Londra dell’ex agente KGB Alexandr Litvinenko, il polonio risulta ultragettonato: se ne parla con molta disinvoltura dal barbiere o in treno o all’immancabile bar Sport. Come sempre, i “gialli” tirano molto e trovano nei media uno spazio ben maggiore di quello riservato ai rapporti tra polonio e salute. Ed invece i pericoli che si corrono ogni giorno a causa di questo e di altri isotopi radioattivi sono molto più insidiosi di quelli fortunatamente sporadici nascosti nel pesce crudo o nei ghiaccioli delle spie venute dall’est. Noi tutti viviamo immersi in un ambiente ricco di radioattività naturale (che si misura in Becquerel, dal nome dello scienziato francese che l’ha scoperta). Ad esempio, i raggi cosmici trasformano atomi del nostro organismo (il carbonio è uno di questi) in isotopi radioattivi, altri isotopi presenti nel nostro corpo sono già radioattivi per loro natura (come ad esempio il potassio40), e l’uranio ed il torio presenti nelle rocce si trasformano incessantemente per “decadimento” in altri elementi radioattivi come radio, il gas radon222, il polonio210 ed altri ancora. Su questa radioattività naturale ci possiamo fare comunque molto poco. Si potrebbe, ad esempio, evitare di abitare in case costruite vicino a zone vulcaniche nelle quali la concentrazione del radon222 respirato risulta abnorme (casi accertati a Todi e Orvieto). Si potrebbe anche porre attenzione ai materiali di costruzione: il granito ha una concentrazione di uranio, da cui nasce il radon, 10 volte superiore a quello presente nella roccia calcarea e nei marmi. Lo stesso dicasi per i materiali artificiali come i cementi, che dovrebbero indicare la quota di granito o calcare in essi contenuta. Per dare un’idea delle proporzioni ricordiamo che 1 kg di granito ha una radioattività di circa 1000 Becquerel, contro gli 80 di 1 litro di latte o i 10 di 1 litro di acqua marina. Un soggetto di 70 kg ha una radioattività di 8000 Becquerel, che in un anno pareggia quella di 20 radiografie del torace. Su questa radioattività naturale è difficile (inutile?) intervenire individualmente, ma il problema non è ignorato dagli enti regolatori, incluso il nostro Assessorato alla Salute. L’attenzione si concentra nei confronti del radon in ambienti particolarmente a rischio (tunnel, interrati, terme). Non è difficile invece intervenire sulla radioattività “non” naturale, in primis smettendo di fumare. Mentre è diffusa la colpevolizzazione della nicotina, la gente ignora che sono migliaia i composti potenzialmente cancerogeni prodotti dalla combustione del tabacco. Eppure, già dagli anni ‘60 si sa che uno dei rischi maggiori per il fumatore è rappresentato proprio dalla “radioattività alfa” che egli respira quando accende una sigaretta. Questa, oltre che dal radon222 presente naturalmente nell’aria, deriva dal polonio210 che si forma appunto per la combustione dei tricomi del tabacco. Il polonio210 in parte è volatile (a causa della temperatura di combustione delle sigarette), in parte viene inalato assieme alla componente corpuscolata del fumo respirato che si deposita nella trachea e nei bronchi. Da qui, questi isotopi alfa-emittenti passano in circolo e con il sangue raggiungono tutti gli organi (fegato, reni, intestino, pancreas etc), aumentandone il rischio di degenerazione tumorale, anche se il polmone resta ovviamente l’organo bersaglio per eccellenza. Che la radioattività di radon e polonio sia di tipo alfa non è un dato marginale in quanto la radioattività alfa risulta 1000 volte più cancerogena della gamma (quella dei raggi X per intenderci), che per altro ha una capacità di penetrazione nei tessuti molto maggiore. Inoltre, Il polonio210 è l’unica componente del fumo di sigaretta capace di provocare solo per via inalatoria tumori maligni nell’animale di laboratorio. Il polonio210 si ritrova naturalmente anche nel fumo ambientale e concorre pertanto ai danni del fumo passivo. Le percentuali di alfa-radioattività presente sono all’incirca del 7% nel fumo attivo, del 2% in quello passivo e del 91% nella cenere. Una recente indagine di ricercatori di Bologna rivela che l’alfa-radioattività provoca 4 casi di cancro polmonare ogni 10.000 fumatori. Qualcuno ritiene questo rischio piuttosto basso e sottolinea come sia comunque dipendente dal numero di sigarette fumate (e non del contenuto in nicotina; le “leggere” sono una bufala!), ma il quesito rimane invariato: basso o no questo rischio, perché correrlo? La conclusione pratica riguarda noi tutti: difficilmente andremmo infatti a berci il bicchierino con un agente KGB al bar del Millennium Mayfair Hotel di Londra (in verità chi scrive vi ha effettivamente soggiornato anni fa, per altro…in zona non fumatori e senza spie!), mentre, se ci pensiamo e lo vogliamo davvero, potremmo consapevolmente smettere di fumare. Che le “alfa”, sigarette da vero macho, siano state bloccate anni fa a causa del nome in odore di radioattività?
Titolo originale: Spie, KGB, Polonio-210 e fumo di sigaretta