TUBERCOLOSI REFRATTARIA IN AUMENTO: PER L’USO IMPROPRIO DI ANTIBIOTICI (marzo 2007)

Le resistenze batteriche, per cui antibiotici normalmente attivi contro certe infezioni perdono la loro efficacia, sono ormai un’emergenza planetaria. In Occidente la causa risiede soprattutto nell’uso improprio che si fa degli antibiotici. Improprio sia perché rivolto contro agenti che non rispondono agli antibiotici, come ad esempio i virus, sia perché attuato senza indicazione precisa e/o in dosi e per tempi inadeguati. La resistenza batterica è legata al fatto che i batteri sono “intelligenti” mostrandosi capaci di mutare geneticamente proprio per sfuggire all’aggressione degli antibiotici. E’ come se un destinatario di posta indesiderata cambiasse furbescamente di continuo il proprio indirizzo per non farsela recapitare. Da qui la ricerca di nuovi antibiotici magari efficaci sui ceppi divenuti resistenti, ma inevitabilmente responsabili di resistenze batteriche in futuro. Purtroppo, le campagne per sensibilizzare contro l’abuso di antibiotici risultano insufficienti. E’ così che malattie ormai molto limitate in occidente, in primis la tubercolosi, riaffiorano e  risultano pure refrattarie ad antibiotici in precedenza risolutivi come isoniazide e rifampicina.  Il diffondersi di ceppi resistenti è pure favorito daIla crescente  immigrazione, dai viaggi esotici, dal turismo sessuale (e forse dalle variazioni climatiche). In paesi poveri la tbc è tra l’altro diffusa (quasi 2 milioni di persone ne muoiono ogni anno) e mal trattata, perché in un’alta percentuale di pazienti, a causa dei  costi elevati, la cura non viene fatta o la si fa in modo incongruo, con impennata delle resistenze (che ricadranno poi anche in Occidente). Micidiale è poi la coinfezione con il virus dell’AIDS, malattia questa comunque mal trattata. In Italia i casi di tbc registrati negli ultimi 3 anni sono 8, di cui 4 mortali, ma nella sola Europa si registrano 450.000 contagiati con 69.000 decessi per anno. Il problema della resistenza non preoccupa tuttavia solo per la tbc (sono infatti in aumento anche i casi di lue) ed è critico specie negli ospedali (infezioni nosocomiali) e, in particolare, nei reparti di terapia intensiva che ospitano pazienti particolarmente compromessi. E’ dunque prioritario che la resistenza batterica venga adeguatamente percepita come un’emergenza da tutti e che almeno gli antibiotici si usino solo quando occorre. Per qualcuno, più che con l’uso di nuovi antibiotici la resistenza andrebbe combattuta con l’impiego generoso di probiotici. Questi (i cosiddetti “fermenti”) sono batteri “buoni” progettati per gareggiare con quelli “cattivi”, cui dovrebbero sottrarre nutrimento ed energia. Altro obiettivo sarebbe quello di migliorare grazie ai probiotici la flora batterica intestinale in qualche misura compromessa dagli antibiotici (ma solo in trattamenti prolungati!). Attenzione al business però: nessun preparato del commercio ha oggi concentrazioni decenti di probiotici e anche l’efficacia di quello dotato della concentrazione massima poggia comunque su un’evidenza insufficiente. Questo approccio, caldeggiato anche dalla prestigiosa rivista Gut, potrebbe comunque integrare quanto raccomandato dalla specifica Commissione del Parlamento Europeo, secondo la quale si dovrebbe largheggiare in fondi non per la ricerca di nuovi antibiotici, ma per una migliore informazione circa l’uso più mirato di quelli già esistenti. Ma la resistenza batterica, al momento, sembra correre più velocemente dei provvedimenti raccomandati.

Titolo originale. Tubercolosi refrattaria in aumento: perche’?