VIAGRA: OCCHIO AGLI EFFETTI COLLATERALI (6/6/07)
Con la professoressa Coruzzi, illustre farmacolologa clinica, ci siamo soffermati molte volte sulla difficoltà che si incontrano nello stabilire un rapporto preciso tra eventi indesiderati tossici e l’assunzione di un determinato farmaco. Il problema del resto non è certo nuovo e, quale che esso sia, risulta in genere che i sospetti di colpevolezza (come del resto in altri ambiti) sono molto più facili delle prove. Il problema si pone quindi anche per il sildenafil, ormai arcinoto come Viagra, come ci viene ricordato ogni giorno da numerosi e indesiderati (questi sì!) messaggi elettronici che arrivano sul nostro computer. Anche il normale foglietto illustrativo riporta possibili effetti collaterali del Viagra sia “minori”, quali congestione nasale, vampate, nausea, mal di testa, priapismo, che “maggiori” soprattutto i cardiovascolari includenti l’infarto miocardico e la morte improvvisa. Ma perché è difficile definire in modo attendibile il rapporto di causa ed effetto e stabilire la frequenza di un effetto tossico grave? Bisogna che anzitutto ci sia “plausibilità” tra l’azione del farmaco e il tipo di evento avverso. Poi ci deve essere la compatibilità temporale: in genere, quanto maggiore è l’intervallo tra l’assunzione del medicamento e la comparsa dell’effetto tanto minore è la probabilità che sussista una relazione causale. Un giudizio più perentorio richiederebbe inoltre l’attuazione del cosiddetto “dechallenge” (sospensione del farmaco osservando se l’effetto indesiderato se ne va via) e poi il “rechallenge” (riassunzione del farmaco osservando se l’effetto ricompare). E’ ovvio che nel caso di un effetto collaterale letale queste due strategie sono impossibili . Resta dunque la valutazione della compatibilità tra tempo d’assunzione e comparsa dell’effetto. Nel caso del Viagra, tuttavia, l’assunzione del farmaco si accompagna spesso (anche se non necessariamente) allo sforzo rappresentato dall’atto sessuale che, specie in una relazione non stabile, può essere particolarmente vivace ed impegnativo. E poi non si può prescindere dagli eventuali fattori di rischio concomitanti o preesistenti, in primis l’efficienza miocardica e la circolazione coronarica. Ma contano anche l’età oltre che l’integrità di chi lo assume, il dosaggio del sildenafil, la frequenza della sua assunzione, e la possibile interazione con altri farmaci (come alcuni antibiotici, comuni antifungini, calcioantagonisti, barbiturici antidepressivi), con l’alcool o altre droghe e persino con il comune succo di pompelmo. Insomma, stabilire se i gravi avventi avversi siano attribuibili al sildenafil o ad un uso improprio per dosi e durata o all’attività sessuale o alla concomitanza di fattori di rischio cardiovascolari o all’interazione con altre sostanze (medicamentose o non) contemporaneamente assunte è decisamente arduo. Poiché da dati della Food and Drug Administration di qualche anno fa risulta che dei pazienti assumenti sildenafil che vanno incontro a problemi cardiaci i 2/3 li manifestano facendo sesso o poco dopo la conclusione del rapporto, per molte società scientifiche, incluse quelle statunitensi e canadesi, i soggetti dovrebbero usare il farmaco con cautela o non usarlo: 1) se negli ultimi 6 mesi hanno avuto un infarto, un ictus o un aritmia minacciosi per la vita; 2) se a riposo sono ipotesi (meno di 90/50 mm di Hg) o ipertesi (170/110); 3) se soffrono di angina pectoris instabile; 4) se stanno contemporaneamente assumendo parecchie sostanze (medicamentose o non).
Titolo originale. Viagra: croce e delizia