PUBBLICITA’ DIRETTA E FARMACI: PRO E CONTRO (21/06/2007)

La pubblicità diretta ai potenziali consumatori, cioè  ai pazienti, per farmaci pur approvati dagli enti regolatori è proibita in alcuni Paesi (come da noi), ma è accettata e piuttosto vivace in altri (come negli Stati Uniti). Tuttavia, un recente sondaggio attuato da un associazione di consumatori rivela che un po’ più della metà della popolazione approverebbe “fortemente” il divieto per questa pubblicità, almeno per farmaci il cui profilo di efficacia e soprattutto di sicurezza risulti incerto. Una legge auspicata in tal senso, a detta di Robert Prost giurista della Yale University, solleverebbe per altro un problema di costituzionalità. In questo incorrerebbero due recenti proposte di legge sulla sicurezza dei farmaci che sulle confezioni  di preparati commercializzati da meno di 2 anni prevedono la presenza di una nota o di un simbolo con i quali si avvertirebbe che la pubblicità diretta al pubblico è vietata fino alla scadenza di questo intervallo temporale. Il monitoraggio in questo biennio consentirebbe di acquisire ulteriori dati circa gli effetti collaterali su strati più ampi di popolazione, un obiettivo impossibile prima della immissione sul mercato. Interessante notare che le due proposte di legge in assoluta sintonia provengono una dal Partito Democratico (uno dei firmatari è il senatore Kennedy) e l’altra dal Partito  Repubblicano (Michael Enzi), a dimostrazione che gli interventi riguardanti la salute pubblica non diventano in USA, come purtroppo succede talora da noi, una questione politica, ed è quanto meno pleonastico sottolineare come le malattie e le terapie non siano né di destra né di sinistra.

Queste proposte di legge bipartisan che mirano a mettere dei paletti a tutela soprattutto dei consumatori più sprovveduti, hanno scarse probabilità di essere approvate secondo Daniel Troy,  già consulente della Food and Drug Administration (FDA). Secondo questo noto avvocato di Washington se il cittadino ha diritto a ricevere informazioni dirette su tabacco e alcool deve anche avere lo stesso diritto costituzionale a ricevere analoghe informazioni promozionali su prodotti che siano autorizzati alla commercializzazione da un ente ufficiale come la FDA. A prescindere dalla compatibilità costituzionale delle proposte di legge in questione, appare in tutta evidenza che la pubblicità diretta alla gente, attuata prevalentemente attraverso i media, aumenta pericolosamente il rischio del “fai da te”. In questo caso, infatti, le informazioni non sono filtrate, commentate e adattate dal medico curante, con ulteriore peggioramento di quel rapporto medico-paziente che tutti ritengono importante a parole, ma che all’atto pratico lascia molto spesso a desiderare, un aspetto questo sul quale c’è troppa disattenzione da parte degli Ordini professionali. Da noi la pubblicità diretta di medicinali non è consentita, almeno in forma esplicita, ma il problema esiste non solo per i farmaci. Siamo quotidianamente “aggrediti” dalla TV o dalla carta stampata che ci propongono diete o preparati che correggono l’obesità in pochi giorni, integratori che migliorano le difese immunitarie, prodotti “naturali” che regolarizzano l’intestino, energizzanti e stimolanti della memoria (come testimonial viene usato persino Einstein!). Se ciò è permesso -è questa la conclusione istintiva ma ingenua del cittadino -vuol dire che pericoli non ci sono. Ma così non è, la pubblicità può essere “ingannevole”, con possibili ripercussioni negative di natura non solo economica ma anche clinica. La magistratura protegge in qualche modo il cittadino, ma può intervenire solo su segnalazione individuale o da parte di associazioni di consumatori o quando sia molto palese e rilevante il danno subito dai pazienti a causa della promozione diretta (la pubblicità ingannevole potrebbe allora diventare truffa). Quante cose da regolamentare! Confidiamo in  Spes, ultima dea.

Titolo originale. Pubblicita’ diretta dei farmaci: pro e contro