I MEDICINALI E GLI EFFETTI COLLATERALI (7/7/ 07)

W. Osler, un grande della medicina, diceva lapidario: “Nessun farmaco ha soltanto un effetto”. In altre parole, un medicinale di sintesi o un composto erboristico, oltre all’effetto principale prescelto per curare una malattia, producono (quasi) sempre anche effetti in altre direzioni. Regola d’oro è che questi  “effetti collaterali” devono essere infrequenti e comunque molto meno rilevanti della malattia che si vuole trattare. Non può e non deve succedere che per dimagrire in fretta venga suggerito un preparato che aumenta sensibilmente il rischio di insufficienza renale e cancro del rene (evento realmente accaduto anni fa in vari Paesi europei, con ritiro del preparato solo dopo anni). E’ tuttavia sbagliato ritenere che gli effetti collaterali siano sempre tossici e indesiderati. A volte l’effetto “a latere” rinforza sinergicamente l’effetto principale o si dimostra persino più proficuo sotto il profilo terapeutico. Un esempio banale può essere quello di una persona che soffre di stitichezza e che, lamentando “acidità di stomaco”, debba assumere di frequente un antiacido. Se effetto collaterale dell’antiacido è quello di stimolare la peristalsi intestinale (può succedere con gli antiacidi a base di magnesio) è evidente che la migliorata evacuazione risulterà al paziente tutt’altro che indesiderata. Ma un esempio ben più significativo è dato dall’acido acetilsalicilico (ASA), la comune aspirina, capostipite di riferimento di tutti i successivi farmaci antinfiammatori non steroidei (cioè diversi dal cortisone). L’ASA, “capita in anticipo” (1897) nel suo potenziale terapeutico da due chimici della Bayer, Hoffmann e Dreser,  per il suo importante e noto effetto antidolorifico, antiinfiammatorio e antifebbrile è largamente usata in tutto il mondo (in Italia, per autoprescrizione ancor più che per prescrizione medica, si vendono più di 50 tonnellate all’anno!). Gli effetti terapeutici “voluti” dell’ASA sono correlabili con il meccanismo d’azione primario dell’aspirina che è quello di bloccare le “prostaglandine”, composti prodotti dal nostro organismo e responsabili della reazione infiammatoria. Meno prostaglandine meno infiammazione. Accanto all’azione antiinfiammatoria si registrano però numerosi effetti collaterali, di cui alcuni indesiderati e anche molto seri e altri, invece, che nel tempo si sono rivelati terapeuticamente vantaggiosi. Tra quelli sfavorevoli (oltre al più noto danno gastrointestinale e a reazioni allergiche importanti) vi è per esempio lo spasmo dei bronchi, con conseguente crisi asmatica, dovuto al fatto che l’ASA, bloccando le prostaglandine, inevitabilemente favorisce la concomitante formazione di “leucotrieni”, mediatori che causano spasmo bronchiale. Tra gli effetti collaterali benemeriti va invece citato l’effetto antiaggregante sulle piastrine, quei corpuscoli del nostro sangue che concorrono alla formazione del coagulo, un vero e proprio tappo emostatico utile in caso di microemorragie. L’ effetto collaterale antiaggregante si rivela chiaramente prezioso nei soggetti arteriosclerotici nei quali si voglia prevenire la trombosi, specie nelle arterie coronarie o in ambito cerebrale. Esso è dovuto al fatto che “collateralmente” al blocco delle prostaglandine l’ASA inibisce anche la formazione da parte del nostro organismo del “tromboxano”, mediatore fisiologicamente deputato ad aggregare i suddetti corpuscoli. Questa è una dimostrazione più che eloquente di come un effetto collaterale dell’aspirina sia diventato uno dei cardini della terapia antitromboembolica dei nostri giorni. Per sfruttare l’effetto antiaggregante ed evitare invece altri effetti collaterali indesiderati dell’ASA (in primis quelli ulcerogeni e broncocostrittivi già menzionati) si è fatto ricorso al basso dosaggio (aspirinetta e simili): il rischio non è eliminato del tutto ma certamente è ridotto al minimo.

Titolo originale. Effetti collaterali delle terapie: solo pericoli? No,  anche vantaggi