LE MEDICINE ALTERNATIVE? VERY NICE (17/7/07)

“NICE question” non perché le medicine  alternative (CAM) siano un problema “nice” (grazioso), ma perché pure nel Regno Unito, ai fini di una migliore  normativa, si sta dibattendo l’eventuale coinvolgimento diretto del National Institute for Health and Clinical Excellence, la cui sigla è appunto NICE, ente che deve stabilire se i benefici oggettivi di una terapia giustificano la copertura di spesa da parte del NHS (Servizio Sanitario Nazionale). Un numero del British Journal of Medicine ha presentato quest’anno in contemporanea due posizioni contrapposte. Favorevoli alla necessità che il NICE approfondisca e decida su utilità, sicurezza e costi delle CAM  sono la prof. Linda Frank ed altri del London University College, per i quali il NICE sarebbe colpevolmente “disattento” perché influenzato dai pregiudizi e dalle obiezioni degli “antagonisti” (in primis la mancanza di prove valide). Poiché come compito ha quello di considerare l’intera evidenza disponibile relativa a tutte le terapie, secondo Frank e colleghi il NICE dovrebbe considerare come priorità l’analisi dei risultati comunque pubblicati (anche studi osservazionali e non solo sperimentali) in tema di CAM, applicando pure gli stessi parametri di valutazione usati per la medicina convenzionale (il che appare davvero contradditorio a chi scrive). Di tutt’altro avviso sulla stessa rivista David Colquhoun, professore anch’egli del London University College, che ricorda intanto come lo stesso “Smallwood report”, sponsorizzato dal Principe di Galles (grande fautore delle CAM, NdA) e acclamato dagli “alternativi”, si limitava solo a raccomandare al NICE di attuare “una esauriente valutazione del costo/beneficio delle terapie”. Ma – dice Colquhoun – se il NICE applicasse gli stessi criteri di giudizio usati per le terapie convenzionali “quasi tutte le medicine alternative sarebbero immediatamente rimosse dal Servizio Sanitario Nazionale”. E questa verifica il NICE non l’ha ancora fatta proprio perché qualcuno al Ministero della Salute non ha voluto che ciò avvenisse. In ogni modo- scrive ancora Colquoun –  perché il NICE, così spesso criticato per non spendere abbastanza per patologie rilevanti come cancro e Alzheimer, dovrebbe spendere tempo e danaro per provare un fatto già provato e cioè che l’evidenza d’efficacia per le CAM è inconsistente? Del resto-  conclude Colquhoun – anche i più sinceri fautori delle CAM ammettono la sostanziale mancanza di prove e tra questi Peter Fisher, direttore del Royal Homoeopathic Hospital di Londra e la stessa National Library for Health, Complementary and Alternative Medicine, che pure è supportata da terapisti alternativi. Dello stesso avviso pure lo statunitense National Center for Complementary and Alternative Medicine il quale, nonostante più di un miliardo di dollari spesi, conclude che “non è provata alcuna efficacia per nessuno dei metodi alternativi”. Vale infine la pena di riportare alla lettera la fine dell’articolo di Colquhoun (con riguardo specifico all’omeopatia):  “Niente di ciò che ho detto mira a negare l’importante ruolo di terapie supportive o palliative nel caso di pazienti per i quali queste sono il meglio che si possa fare. Ma è perfettamente possibile provvedere a queste cure “honestly”. Non c’é necessità di avallare la nebbiosità pseudoscientifica dell’omeopatia per potere trattare i malati compassionevolmente e olisticamente. E non è necessario che il NICE spenda tempo e danaro per arrivare alla conclusione che ci sono cose più importanti da fare”. Conclusione very “nice”, questa volta scritto in minuscolo.

Titolo originale. Medicine alternative: “NICE question” anche in Inghilterra