SANITA’: QUANTE DISUGUAGLIANZE FRA GLI STATI (25/7/2007)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato anche quest’anno il World Health Statistics che è di fatto la fotografia grandangolo dello “stato di salute” del mondo. Anche questa terza edizione conferma che le differenze sono enormi e comunque sorprendenti. Drammatici anzitutto i dati sulla vita media: un maschio in Sierra Leone vive mediamente 39 anni contro gli 86 anni di una donna giapponese, una differenza di ben 47 anni!. Non drammatici ma “intriganti” i dati riguardanti il ricco Occidente, in particolare i Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Inghilterra, USA), tutti contrassegnati da un notevole standard sanitario ma non privi di peculiarità e paradossi. Le cose vanno al meglio in Giappone con una vita media per maschi e femmine rispettivamente di 74 e 86 anni e mortalità infantile del 3 per 1000 nati vivi. Al secondo posto, ma vicinissima, troviamo l’ l’Italia con cifre comparabili: vita media di maschi e femmine di 78 e 84 anni e mortalità infantile del 4 per 1000. Maglia nera gli Stati Uniti dove la vita media per uomo e donna risulta inferiore di 2 e, rispettivamente, 3 anni rispetto alla media dei Paesi G7. Ma gli USA risultano ultimi anche per mortalità dovuta a malattie croniche (460 per 100 mila contro la media G7 di 398) e per AIDS in adulti (508 per 100 mila contro una media G7 di 230). I non-USA tra i G7 sono più “bravi” degli americani anche per ciò che riguarda la spesa sanitaria pubblica che in essi supera il 70%, mentre negli USA la stessa è del 45% (cui va aggiunta quella privata del 55%). Eppure, per la sanità complessiva pubblica e privata, gli USA sono la nazione che pro capite spende di più ogni anno: 2725 dollari contro i 2440 della Germania, i 2382 della Francia, i 2215 del Canada, i 2209 dell’Inghilterra, i 1864 del Giappone e i 1812 dollari dell’Italia. Ma a quanto equivale questa spesa rispetto alla ricchezza prodotta ogni anno dai singoli Paesi? In USA rappresenta il 15%, in Germania il 10,5%, in Francia il 9,8%, in Canada l’8,7%, in Italia l’8,7%, in Inghilterra l’8,1%, in Giappone il 7,8%. E’ dunque paradossale che gli USA, il Paese più ricco che produce la migliore ricerca scientifica e che di più spende per la sanità, abbia risultati peggiori (e non solo negli afroamericani…) rispetto ai Paesi che spendono di meno. Un ultima annotazione riguarda il numero di posti letto per 1000 abitanti: questi risultano essere 33 in USA contro i 49 dell’Italia, i 75 della Francia, gli 84 della Germania, i 129 del Giappone. E, infine, quanti sono nel mondo ricco i medici ogni 1000 abitanti? L’Italia è la prima della classe (4,20 per 1000), mentre negli altri G7 si oscilla tra 2,5 e 3,3 e l’ultimo è il Giappone con 1,98 medici per 1000 abitanti. Questo ultimo dato sottolinea la contraddittorietà che già affiora dalle cifre precedenti e suggerisce che la sanità di un Paese non dipende tanto o solamente dalla quantità dei medici, quanto dalla qualità dell’organizzazione sanitaria nel suo complesso, fatta di leggi ma anche di uomini, di realtà locali e del rapporto vigente tra medici, istituzioni sanitarie e cittadini. L’OMS dubita comunque che sia solo questione di soldi, tanto in Occidente quanto nei Paesi poveri. L’efficienza complessiva è dunque un problema molto grosso (forse quello cruciale), ineludibile se i responsabili dei Paesi civili ritengono che il diritto alla salute per tutti sia eticamente una delle priorità esistenziali, a prescindere dal reddito, dalla razza e dall’area geografica in cui vive chi sta male. Diversamente, come fugare il plausibile sospetto che per qualcuno esista davvero un Dio minore?
Titolo originale. La sanita’ del mondo al microscopio: diseguaglianze e sorprese