UNA NUOVA SPERANZA PER I DIABETICI ? (7/9/ 07)

In Italia il diabete (mellito) colpisce il 5% della popolazione, e se ne distinguono due tipi. Il tipo 2 (un tempo etichettato come diabete “grasso”) non dipende da un deficit assoluto di insulina, ma è dovuto ad una “resistenza” prodottasi nei confronti di questo ormone che risulta pertanto meno efficace. I diabetici di tipo 2 solitamente possono essere curati non con insulina ma con antidiabetici orali, utili soprattutto se abbinati a correzioni della dieta e all’aumento dell’attività fisica. Altro discorso per il diabete di tipo 1 (un tempo diabete “magro”), più grave, che colpisce prevalentemente infanzia e adolescenza e che è caratterizzato da una carenza assoluta di insulina dovuta al danno delle “cellule beta”, che producono questo ormone, presenti in isole endocrine dislocate nel pancreas. Nella stragrande maggioranza dei casi questo danno è provocato da autoanticorpi che agiscono direttamente contro le cellule beta o contro l’insulina. I diabetici di tipo 1 sono pertanto dipendenti da una o più iniezioni quotidiane di insulina, una evidente schiavitù per il paziente. Ma perché l’insulina non può essere assunta per bocca? Perché questo ormone è una proteina che, se assunta oralmente, così come qualsiasi altra proteina, viene digerita dai succhi gastrico e pancreatico. Gia da anni si è cercato di risolvere il problema in vario modo, ad esempio facendo inalare l’insulina e evitandone così la digestione gastrointestinale. Un altro approccio è il ricorso a tecniche farmaceutiche che impediscono all’insulina di venire a contatto con i succhi digestivi, una strategia già tentata con successo per altri farmaci come ad esempio gli enzimi pancreatici, anch’essi di natura proteica. Ricercatori di Taiwan hanno così provato a “proteggere” questo ormone impiegando il rivestimento naturale di cui sono dotati i gamberi. Ancora, l’American Diabetes Association di Chicago ha promosso del tutto di recente una sperimentazione in 16 pazienti cui venivano somministrate due compresse al giorno di insulina orale protetta da una pellicola speciale resistente agli antienzimi digestivi. In questo studio l’assorbimento dell’insulina intatta era testimoniato dai buoni risultati clinici e dall’aumento della concentrazione plasmatica di questo ormone. Fine allora della schiavitù? Non ancora. Ci si potrà forse arrivare in futuro, ma piano con gli entusiasmi precoci: la casistica e l’esperienza sono ancora troppo limitate e il diabete dei pazienti studiati era di tipo 2 (proprio quello in cui l’insulina è quasi mai necessaria) per i quali per altro non mancano novità interessanti. La prima, riportata al Congresso Europeo di Cardiologia ancora in corso a Vienna, è che l’associazione di due farmaci usati fino ad oggi per curare l’ipertensione (perindopril e indapamide) risulterebbe molto efficace nel ridurrebbe di molto i decessi per complicazioni vascolari, così frequenti in questa malattia, indipendentemente dai valori pressori. La seconda è la prossima commercializzazione anche da noi della exenatide un antidiabetico derivato dalla saliva di una lucertola (Gila Monster), che avrebbe pure la capacità di fare perdere contemporaneamente peso, un co-obiettivo terapeutico importante, come si è detto, in questa forma di diabete.

Titolo originale. Insulina per via orale: illusione o speranza?