C’E’ LA STORIA DELL’UOMO IN UN BATTERIO (14/9/07)
E’ davvero straordinaria la storia dell’Helicobacter pylori (HP), batterio a forma di bastoncello dotato all’estremità di “flagelli”, veri e propri minitentacoli che gli consentono di infilarsi, e così di proteggersi dall’acidità, sotto lo strato di muco che ricopre la mucosa del nostro stomaco. La storia dell’HP comincia ben prima della notorietà di cui il batterio ormai gode anche tra i non addetti ai lavori. Infatti, già più di 100 anni fa lo scienziato italiano Giulio Bizzozzero osservava al microscopio questi bastoncelli nello stomaco di soggetti gastrectomizzati ma non e comprendeva il significato. Per tutto il secolo successivo gli istopatologi di tutto il mondo continuavano ad osservarli con una certa frequenza senza però né descriverli né domandarsi cosa fossero queste formazioni. Solo nel 1994 grazie a Warren e Marshall (che per questa scoperta saranno insigniti nel 2005 del Premio Nobel) si comprende che questi batteri non sono “dettagli insignificanti” ma, benché non necessariamente, fattori o co-fattori di malattie gastrointestinali quali gastrite acuta e cronica, ulcera gastrica e duodenale e, in casi fortunatamente molto più rari, tumori gastrici (sia linfomi che cancri). La costituzione genetica, e la conseguente capacità di secernere acido cloridrico da parte dello stomaco diversa da un individuo all’altro, risulta verosimilmente più importante dell’HP e ciò spiega il perché solo una esigua minoranza di soggetti HP-positivi va incontro alla patologia ricordata. Nonostante l’incostante rapporto tra presenza di HP (di cui esistono tra l’altro ceppi con virulenza alquanto diversa) e patologia gastrica, è diventato quasi “obbligatorio” per i medici attuare, e per i pazienti richiedere, la disinfezione dello stomaco (“eradicazione”) mediante un terapia standardizzata composta da un antisecretivo (che blocca l’acido) e da due o più antibiotici (che aggrediscono direttamente l’HP). Ciò sembra tanto più indicato quanto minore è l’età del paziente HP-positivo. Infatti, nei più giovani l’infezione, destinata a durare più a lungo, avrà maggiori possibilità di provocare danno e soprattutto un tumore, dato che questo richiede comunque molti anni per svilupparsi (e spesso con il concorso di altri fattori). Di fatto, l’eradicazione dell’HP sta facendo scomparire l’ulcera, rende molto improbabile un risanguinamento dell’ulcera che avesse già sanguinato e diminuisce il rischio tumorale. Ma l’HP non cessa di stupire e per motivi ben diversi da quelli clinici. Mesi fa Achtman e collaboratori, genetisti del Max Planck Institut di Berlino, hanno pubblicato sulla rivista “Nature” dati che dimostrerebbero l’esistenza di un legame tra la storia evolutiva di questo batterio e quella dell’Homo sapiens. La ricerca rivela infatti che le differenze che si riscontrano nel DNA di ceppi di HP presenti in differenti regioni del mondo vanno in parallelo con quelle rilevate negli studi genetici sulle popolazioni migrate nelle stesse aree del globo. In altre parole, quando (secondo la teoria più accreditata) il nostro progenitore Homo sapiens lasciò l’Africa orientale per migrare prima in India e Sudest asiatico e poi per raggiungere circa 50.000 anni fa l’Europa, si sarebbe già portato con sé un HP “preistorico” differenziatosi successivamente in vari sottogruppi, al pari delle popolazioni migrate. Insomma, l’odissea dell’Homo sapiens dalle sue origini potrebbe essere ulteriormente chiarita grazie agli studi genetici condotti sul DNA dell’HP.
Titolo originale. Helicobacter pylori: dalla clinica alla migrazione dell’uomo.