UOMINI E TOPI (9/10/2007)

E’ noto che il premio Nobel per la Medicina raramente è vinto da medici e anche il Nobel 2007 non ha fatto eccezione. I vincitori dell’ambito riconoscimento (anche economico, circa 3 miliardi di lire) sono tre: l’anglo- americano Olivier Smithies, l’inglese Martin Evans e l’”italiano” Mario Renato Capecchi. Il virgolettato è d’obbligo perché, pur essendo nato a Verona nel 1937, Capecchi  è diventato americano sin da piccolo: orfano di padre nel 1946, a nove anni è già negli Stati Uniti dopo un rocambolesco ricontatto con la madre internata dai nazisti a Dachau nel 1941. Negli USA si laurea vent’anni dopo non in Medicina ma in Chimica e Fisica. Di fatto si occuperà da sempre di cellule staminali e di genetica, come gli altri due premiati, con i quali in precedenza ha già vinto il cosiddetto Nobel americano, L’Albert Laser Award. Il Nobel premia soprattutto la messa a punto di una tecnica definita “gene targeting” (letteralmente bersagliamento dei geni), considerata dagli esperti di tutto il mondo rivoluzionaria. Per capire cos’è il gene targeting è bene ricordare che nei cromosomi presenti nel nucleo delle cellule, variabili per numero in ogni specie vivente, sono contenuti i geni che sono di fatto “pezzi” di DNA responsabili dei caratteri ereditari. Lavorando su cellule staminali  embrionali (totipotenti) Capecchi ha messo a punto la tecnica del gene targeting che consente di colpire, bloccare, mutare singoli geni del topo, lasciando inalterati le altre migliaia. Studiando poi le conseguenze di questa alterazione viene meglio compresa sia la funzione o le funzioni che i geni hanno, sia le malattie che possono manifestarsi a causa della loro manipolazione e si possono soprattutto ipotizzare terapie geniche quali ad esempio la sostituzione di geni “malati” con geni sani estratti da cellule staminali.  La modifica di geni selettivi in cellule animali può consentire inoltre un utile modello sperimentale per la individuazione di nuovi farmaci. Insomma un contributo, quello di Capecchi, che sposta molto in avanti le frontiere della medicina e che è riconosciuto dai genetisti più autorevoli di tutto il mondo. Naturalmente, gli uomini di scienza sono abituati a  camminare con i piedi per terra. Per questo Garattini e altri, pur entusiasti del gene targeting e dei suoi scopritori, sottolineano che si tratta pur sempre di  successi che per il momento consentono applicazioni pratiche soprattutto per la preclinica. Il benefico sfruttamento clinico sull’uomo certamente ci sarà, ma siamo solo agli inizi. Insomma il topo è una cosa, l’uomo un’altra, anche se nel suo “Uomini e topi” John Steinbeck li mette mirabilmente assieme.

Titolo originale. Nobel 2007 per la medicina.