CIOCCOLATO: SOLO CIBO O MEDICINA? (25/10/ 07)

La possibilità che il cioccolato faccia bene alle nostre coronarie viene ciclicamente riportata dai media (con grande gaudio dei golosi!). Il cioccolato, che si ricava dalla parte grassa dei semi dalla pianta “theobroma cacao”, risulta ricco di “antiossidanti” (bioflavonoidi e polifenoli) che servono a contrastare i “radicali liberi”. Questi ultimi, e tra essi il perossido di ossigeno o acqua ossigenata, sono prodotti di scarto originatisi all’interno delle cellule a seguito di vitali processi ossidativi (si consuma ossigeno per produrre energia). Specie con l’avanzare dell’età gli antiossidanti endogeni, che pur ci sono, non risultano sufficienti a neutralizzare un eventuale eccesso  di radicali incolpati di favorire una serie di eventi negativi, quali invecchiamento cellulare, proliferazione tumorale, arteriosclerosi, diabete, cataratta, per cui l’apporto di antiossidanti esogeni potrebbe opportunamente correggere questo deficit. I flavonoidi risultano tra l’altro abbassare la concentrazione del colesterolo ”cattivo” (LDL) e aumentare quella del colesterolo “buono” (HDL). Inoltre, l’acido stearico, pur esso presente nel cacao, sembra ridurre anche la concentrazione di trigliceridi. Per verificare il concreto impatto clinico del cioccolato sono stati attuati dal 1965 al 2005 ben 400 studi, in parte osservazionali (conclusioni più “deboli”) e in parte sperimentali (conclusioni più “forti”). Di questi, 264 sono metodologicamente inattendibili per cui una recente meta-analisi (che non è solo una somma algebrica dei singoli risultati ma che tiene conto anche della  qualità complessiva degli studi) poteva essere condotta solo su 163. L’abbondanza di studi “zavorra” dovrebbe far riflettere coloro, “alternativi” e non, che vedono ingenuamente (?) nel numero delle ricerche una garanzia di attendibilità dei risultati. Dalla meta-analisi degli studi selezionati sembra in ogni modo emergere che il rischio relativo di mortalità cardiovascolare nei consumatori di cioccolata è diminuito del 20% che non è poco, ma le riserve non mancano. Intanto, soprattutto negli studi osservazionali, è difficile stabilire quali altri fattori di rischio o di protezione coronarica possano coesistere e quindi interferire. In secondo luogo, non è ben precisata la quantità di cioccolato che si dovrebbe mangiare, e per quanto tempo, per ottenere la protezione: nei singoli studi questa oscilla dai 12 ai 100 grammi di cacao al giorno. In terzo luogo, non si tiene conto dei possibili effetti indesiderati del cioccolato che per esempio facilita il reflusso gastroesofageo e comporta comunque un non trascurabile introito calorico. 100 grammi di cioccolato corrispondono infatti a più di 500 Calorie (con lievi differenze tra un tipo e l’altro di cioccolato, anche se quello fondente contiene la maggiore quantità di antiossidanti) e il sovrappeso, si sa, è di per sé un fattore di rischio cardiovascolare. Infine, la meta-analisi ha riguardato studi a breve termine per cui l’impatto del cioccolato sulla patologia coronaria a lungo termine, ciò che più conta, resta un punto interrogativo. Per il momento, dunque, al di fuori della ricerca clinica, l’atteggiamento più ragionevole è accontentarsi che…il cioccolato piaccia!

Titolo originale. Cioccolato: cibo o medicina?