I FARMACISTI OBIETTORI (1/11/2007)

Dopo la raccomandazione del Papa ai farmacisti perché facciano la loro parte di obiettori, cioè rifiutino di vendere preparati regolarmente ricettati che in qualche modo “intralcino” la vita, o anche solo la progettazione di questa, mi sono immaginato la seguente scena in una ipotetica Italia dove il 100% dei farmacisti sia obiettore. Entra il paziente in una farmacia qualsiasi e chiede un astuccio di preservativi. “Non posso venderglieli, sono obiettore”. Altro paziente con ricetta di anticoncezionale. Farmacista. “Non posso venderglielo, sono obiettore”. Il terzo paziente chiede la pillola del giorno dopo. Farmacista: “Non posso dargliela, sono obiettore”. Il quarto paziente chiede della pillola abortiva, l’RU-486 (poniamo che sia messa in vendita anche da noi e non solo importata su specifica richiesta di un ospedale). Il farmacista risponde ancora: “Non posso dargliela, sono obiettore”. Un quinto paziente, arzillo novantenne, porta la ricetta per acquistare viagra  o simili. E di nuovo il farmacista obietta e non glielo dà perché chiaramente la medicina servirebbe non a procreare ma a fare lo… sporcaccione. Il o la paziente vengono a questo punto assaliti dal alcuni dubbi: 1) ma la farmacia è una dependance del Vaticano o è un servizio pubblico in una repubblica laica?  2) cosa succederebbe in Vaticano se, al contrario, lo stato laico costringesse il cittadino di Città del Vaticano, o comunque il ligio osservante, a usare preservativi, anticoncezionali, pillole del giorno dopo o pillola abortiva; 3) perché il Vaticano, che esercita così forti pressioni sui farmacisti, dimentica che una buona metà dei consumatori della merce di cui sopra è fatta da cattolici (cattivi?) i quali dovrebbero automaticamente rifiutare le pillole “immorali”  4) perché dal Vaticano non si richiede esplicitamente e con forza l’obiezione di coscienza a vendere anche a fabbricanti e commercianti di armi, queste sì immorali, che servono a stroncare drammaticamente la vita di qualcuno. Per fortuna, a frenare le conseguenze di discutibili esortazioni c’è la constatazione, magari poco romantica ma molto realistica, che in tutti i tempi ed in tutte le etnie “pecunia non olet”. Così, nonostante le pressioni benedettiane, i farmacisti cattolici continueranno a vendere a clienti, sia cattolici che non, anche pillole “immorali”. Avranno sempre l’alibi che è la legge ad imporre loro di vendere ciò che il medico prescrive e che quindi è su quest’ultimo che va scaricata la responsabilità. Posizione già ufficialmente espressa dalla categoria.

Titolo originale. L’obiezione in farmacia.