SALUTE PUBBLICA E DIRITTI INDIVIDUALI (10/11/07)

La storia dell’americano Andrew Speaker, procuratore legale di Atlanta, solleva il problema cruciale di come si conciliano (o meglio si contrappongono) i diritti individuali e quelli della collettività quando c’è di mezzo la salute. Speaker, sposo novello, vola in Europa per la luna di miele. Nel frattempo il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta (CDC) scopre che il procuratore è affetto da tubercolosi “ultrarefrattaria” alla terapia e quindi  con alto rischio di contagiosità e di letalità. Ultrarefrattaria è definita quella tbc che non risponde o quasi a nessuno dei farmaci antitubercolari (isoniazide, rifampicina, un antibiotico chinolonico e kanamicina o simili). Il CDC di Atlanta contatta Speaker e gli impone di porsi in isolamento in un ospedale italiano. Speaker “disobbedisce”, vola a Praga, poi a Montreal sfuggendo al controllo aereo (“no fly list”) USA e infine, con autovettura a noleggio torna, grazie anche ad un controllore compiacente, a New York dove però riceve l’ingiunzione di isolamento e da dove viene inviato forzatamente a Denver per un trattamento intensivo. Mentre è a Denver, il Centro di Atlanta rettifica la diagnosi: Speaker è affetto da una tubercolosi meno refrattaria (“resistente” cioè solo alla isoniazide e alla rifampicina), meno pericolosa per sé e per gli altri. Il dilemma: un potenziale diffusore di gravi infezioni che, al pari di un terrorista, rappresenta un grave pericolo per la collettività, può o deve esser isolato contro la sua volontà violando un suo diritto individuale previsto dalla costituzione o quest’ultimo deve essere ritenuto inviolabile? Negli USA la questione è oggi molto dibattuta. Molti tribunali ritengono che i pazienti pur in isolamento coatto mantengono molti diritti, tra i quali quello di essere consigliati e di sentire un pre-parere indipendente circa la necessità dell’isolamento. Lo Stato dovrebbe inoltre produrre convincente evidenza che l’isolamento coatto è necessario a prevenire danni significativi agli altri cittadini e, inoltre, che non esistono misure efficaci meno restrittive. E dovrebbero pure essere meglio standardizzate le sanzioni in caso di mancata osservanza delle disposizioni date, situazione concretamente registratasi nel caso di Speaker. In Italia, come mi segnala autorevolmente il magistrato Guido Rispoli il sistema penale prevede, per chi provochi anche se involontariamente un’epidemia, pene variabili tra i 5 e i 12 anni di reclusione. In ogni modo, nell’era post-SARS (sindrome respiratoria acuta severa), gli enti regolatori della sanità pubblica, costretti a intervenire con estrema rapidità, tendono in genere a privilegiare l’interesse della collettività. Purtroppo, come nel caso di Speaker, la diagnosi formulata in precedenza di tbc altamente diffusiva e ad alta letalità può risultare errata ed i provvedimenti restrittivi lesivi dei diritti costituzionali, così come le sanzioni per la mancata osservanza delle disposizioni, possono risultare del tutto ingiustificati. Ciò inficia la sicurezza dei cittadini nei confronti della sanità pubblica tanto più che l’isolamento coatto da solo non impedisce al 100% la diffusione della tbc ultrarefrattaria. Il professor Parmet , della North-Eastern University School of Law di Boston, ribadisce l’importanza  del rapporto medico-paziente anche in questo specifico caso: i pazienti che si fidano del curante e che sono convinti delle gravi conseguenze personali e collettive della tbc refrattaria, quando non venga trattata adeguatamente e per tempo, sono più collaborativi. Secondo Parmet i pazienti pienamente informati accettano meno restii l’eventuale isolamento o altre misure coercitive perchè convinti che si tratta di disposizioni “giuste per sé e per gli altri” e non di un’imposizione dall’alto, originata magari da un errore di laboratorio e/o dalla fretta di un funzionario troppo solerte, preoccupato solo di non correre il rischio di fastidi personali.

Titolo originale. Diritti individuali e salute pubblica