IL PERCHE’ DEL NOSTRO INVECCHIARE (11/12/07)

Che l’invecchiamento sia inesorabile anche in persone perfettamente sane è, ahimé!, il destino di noi tutti. Il “perché” del nostro invecchiare è una questione filosofica che intriga sia chi crede sia chi non crede in un Dio creatore. Sul “come” invecchiano le cellule e l’intero organismo qualcosa, invece, si comincia a capire grazie anche a Elizabeth Blackburn, dell’Università di San Francisco,  uno dei candidati al Nobel per la medicina. Le sue ricerche si sono concentrate sui “telomeri”. Cosa sono? Sono una specie di involucro posto alle estremità di ciascun cromosoma, involucro deputato non a trasmettere caratteri genetici ma a “proteggere” il cromosoma stesso. Con  felice immagine la scienziata ha paragonato i telomeri ai puntali di un laccio da scarpe (il cromosoma) che così protetto non si altererebbe durante la replicazione cellulare. Tuttavia, ad ogni divisione delle cellule  la lunghezza dei telomeri si riduce (salvo che nelle cellule tumorali e negli spermatozoi), evento frenato dall’enzima intracellulare telomerasi. L’usura progressiva di questi “puntali” così peculiari concorre comunque all’invecchiamento e alle patologie correlate (o anche non) con esso. Felice il paragone con lo stoppino della candela che inesorabilmente, ad ogni accensione della stessa si riduce fino all’estinzione. Ma un aspetto particolarmente eccitante delle ricerche della Blackburn, stimolate da un’ipotesi della psicologa Elissa Epel, è la scoperta che lo stress cronico influenza i processi di invecchiamento  proprio favorendo una riduzione sia dei telomeri che della telomerasi:  quanto maggiore è la durata dello stress tanto maggiore risulta infatti l’accorciamento dei telomeri. Sono le conclusioni di uno studio clinico controllato che metteva a confronto telomeri di madri fortemente stressate per la pena di aver figli affetti da patologia cronica con quelli di madri di figli sani. I dati sono di grande interesse anche perché rappresentano un’ulteriore conferma che eventi acquisiti non genetici (lo stress cronico, in questo caso) possono influenzare elementi squisitamente genetici come i telomeri. In altre parole, il cervello risulta in grado di influenzare attraverso impulsi, neurotrasmettitori e ormoni, non solo macrofunzioni importanti come quella endocrina, cardiaca, respiratoria, intestinale e la reattività immunitaria, nozioni già ben note da tempo, ma anche l’invecchiamento grazie ad influenze su subparticelle cellulari (i telomeri) o enzimi intracellulari (la telomerasi). Prospettive terapeutiche “antiinvecchiamento”? Prescindendo dalle numerose “bufale” al riguardo, e dai possibili effetti collaterali di un invecchiamento ritardato (maggiore rischio tumorale?) i tentativi più plausibili nell’uomo sono tutti al momento ampiamente sub judice, in primis farmaci o interventi di ingegneria genetica capaci di allungare i telomeri  grazie ad una attivazione (temporanea o, rispettivamente, permanente) della telomerasi. Per la Blackburn, tuttavia, in base allo studio su citato, anche misure antistress potrebbero influenzare positivamente telomeri e telomerasi (e quindi ritardare l’nvecchiamento) e tra queste la meditazione. Chi pensa, insomma, potrebbe invecchiare più lentamente. In attesa di verifiche ancora non pubblicate, questa è una dimostrazione eloquente di come la vera scienza non si chiuda certo di fronte a possibilità o a interpretazioni “fuori del comune”, anzi. Non dovrebbero sfuggire, a questo punto, le similitudini e i molti agganci con quanto oggi si sa in tema di effetto placebo e nocebo e di subsrtrato biochimico sotteso a questi effetti i quali, infatti, altro non sono che “risposte” del nostro cervello al significato che diamo alla realtà positiva o negativa che ci circonda.

Titolo originale. Meditare per frenare l’invecchiamento.