LE NOSTRE LUNGHE FESTE SENZA SOBRIETA’(28/12/07)

Il buon medico -pleonastico il rimarcarlo- ha per obiettivo primario la salute psicofisica del paziente e quindi, come o più di ogni altro cittadino, trova  raccapricciante il fatto che così tante persone muoiano non per una malattia incurabile ma semplicemente perché non hanno da mangiare e da bere. Cifre approssimative, semmai in difetto, ci dicono che i morti per fame e sete nel mondo sono 25 milioni all’anno, il che fa 70.000 ogni giorno e 50 morti al minuto. Se poi ci si limita ai bambini con meno di 5 anni di età le cifre corrispondenti per anno, giorno, minuto diventano rispettivamente 6 milioni, 16.000 e 12. Queste drammatiche “statistiche”, che dovrebbero risultare eticamente intollerabili per tutti, si fanno stridenti specie durante le feste di Natale per il contrasto che c’è tra fame vera e sperpero smaccato e potenziato da tutta una serie di campagne promozionali allettanti affinchè le “strenne” diventino sempre più generose. Anni (secoli?) addietro, avevamo Gesù che esaudiva richieste semplicissime, non pretenziose, di bambini che a Natale si accontentavano di poche cose. Oggi Bambin Gesù si trova in compagnia di Babbo Natale, Babbo Gelo  Santa Klaus & Company, i quali portano ai bimbi (ma anche agli adulti!) valanghe di doni con sacchi, carri, tappeti volanti, persino via mare. E i doni non sono più una bambola, il meccano, un album da disegnare, matite colorate, una palla, un monopattino, il cerchietto per trasformare il sapone liquido in bolle colorate. No, i  doni sono sempre tanti e tra questi un cellulare, una play station, una fotocamera digitale, persino una villeggiatura (dove ti piacerebbe andare?). Insomma, per ricordare un piccolo straordinario bambino, così miserello da nascere in una stalla, scaldato in una mangiatoia tra un asinello ed un bue ma anche così presente col suo messaggio dopo 2000 anni, si spendono alla faccia della sua povertà cifre impressionanti per cose il più delle volte futili e superflue. Licia Colò in una recente trasmissione televisiva riportava dei dati che non ho modo di verificare, ma che certamente la conduttrice ha ricavato da fonti attendibili. Questi dati erano che per i “regalucci” di Natale si spendono centinaia di miliardi di euro e che per impedire i decessi per fame nel mondo basterebbero solo centinaia di milioni di euro, recuperabili magari con una maggiore sobrietà da parte di individui e istituzioni di ogni Paese. Da qualche realista questi rilievi saranno di certo giudicati scontati, patetici e permeati di demagogico buonismo. Il mondo, ci direbbe ancora questo realista, è fatto principalmente da gente che pensa solo a sé stessa e non da San Francesco e da Maria Teresa di Calcutta. Ciò in parte è vero, ma è altrettanto vero che a non soffermarsi mai su questa atroce discrepanza tra fame e spreco, si può diventare inconsapevolmente sempre più cinici, con  il rischio concreto di non indignarsi più per niente. E’ diventato per esempio “normale” che in un terzo del mondo i medici fatichino a ridurre il l’eccessivo introito alimentare di una popolazione sempre più obesa, a partire già dall’infanzia, e che nei restanti due terzi debbano invece impegnarsi per aiutare con mezzi risibili una folla denutrita ad alto rischio di malattie e di mortalità. Ma, come diceva un celebre dittatore, “La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica”. Che sia proprio così?

Titolo originale. Riflessioni mediche dopo natale.