VACCINARSI: UN  OBBLIGO O LIBERA SCELTA? (15/1/2008)

Dal 2 gennaio nel Veneto (una delle regioni nella quali si è registrato un decesso per meningite in una bimba non vaccinata contro questa malattia) la vaccinazione in età pediatrica per difterite, poliomielite, tetano ed epatite virale B non è più obbligatoria. Questo provvedimento crea evidente disparità di regole istituzionali tra le Regioni italiane e, com’era prevedibile, ha diviso l’Italia in due schieramenti. Il primo è costituito dagli “storici” fautori della non obbligatorietà di vaccini in ansia per possibili effetti indesiderati, un timore basato su casi riportati di danno vaccinale (per altro eccezionale). Per i suoi sostenitori questa libera scelta favorirebbe sia una migliore informazione dei genitori sia una maggiore attenzione dell’industria farmaceutica “costretta”, in assenza di obbligatorietà, a migliorare la qualità dei vaccini per venderne di più. Questa “devolution dei vaccini” allineerebbe l’Italia a quasi tutti i Paesi europei (fanno  eccezione Grecia e Portogallo) e a quanto prevede comunque la Comunità Europea a partire dal 2010. Il secondo raggruppamento è invece preoccupato che il ricorso soggettivo non obbligatorio alla vaccinazione, dopo eventuale consultazione del pediatra di famiglia, faccia sensibilmente e ulteriormente diminuire la popolazione vaccinata, con una potenziale riaccendersi di temibili malattie ormai dimenticate o quasi. Questa ricaduta negativa potrebbe pesare non tanto nel Veneto, che registra un adesione alle vaccinazioni suddette del 95%, quanto in molte altre regioni, specie del Sud, dove la percentuale delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie è sicuramente molto inferiore. Molto esplicito al riguardo  Ignazio Marino, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, che sottolinea su Repubblica come i ”virus non hanno confini”, il che significa che una ripresa epidemica in una regione non potrà arrestarsi ai confini di una regione contigua dove magari la vaccinazione pediatrica è significativamente calata. Per non parlare poi degli immigrati provenienti da Paesi in cui i controlli sanitari sono a dir poco aleatori. E’ prevedibile o improbabile che essi si rivolgano al pediatra per concordare la necessità di una vaccinazione non obbligatoria? Il professor Gargani, per più di 40 anni insegnate di microbiologia all’università di Firenze, sottolinea come nella regolamentazione dovrebbero tenersi ben distinte le vaccinazioni per le malattie a contagio interumano da quelle a trasmissione non interumana. Le prime, come la poliomielite, che servono non solo a tutelare il singolo individuo ma pure ad interrompere la trasmissione dell’agente infettivo ad altri membri della comunità, per Gargani non dovrebbero essere facoltative. Al contrario, le vaccinazioni per malattie contagiose a trasmissione non interumana potrebbero essere lasciate alla libera scelta dei singoli. E’ il caso del tetano, ad esempio, provocato com’è noto dalla penetrazione del Clostridium tetani un una ferita. Coloro che sono perplessi circa la libera scelta sottolineano inoltre la rarità di effetti collaterali a fronte degli enormi benefici delle vaccinazioni attestati in primis dalla scomparsa di vaiolo (1978) e poliomielite (2002) e dal significativo ridursi dei casi epatite virale di tipo B, nonostante l’incremento di pratiche a rischio come tatuaggi e piercing. Manzoni diceva che “La ragione ed il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’uno”: ciò potrebbe in parte valere anche per la obbligatorietà/non obbligatorietà dei vaccini. Tuttavia, è difficile non concordare con chi  ritiene che questioni  così importanti in Sanità non dovrebbero trovare soluzioni territoriali parziali, possibili da quando nel 1999 le Regioni hanno acquisito piena autonomia in materia. La salute pubblica, e ciò è nell’interesse di tutti, non dovrebbe meritarsi una regolamentazione nazionale e persino europea?

Titolo originale. Vaccini: obbligatori o libera scelta?