ESAMI E VISITE: PERCHE’ ATTESE COSI’ LUNGHE? (26/2/08)

 “Ma com’è possibile che, se non si paga privatamente, per una visita o un esame si debba aspettare dei mesi? Uno potrebbe anche morire!” Questa lamentela mi arriva in via epistolare da un benevolo lettore della rubrica che mi caldeggia qualche riflessione al riguardo. In verità, la recente inchiesta di un settimanale ha confermato pochi giorni fa che per una mammografia a Bari o per  una densitometria ossea a Genova si aspetta più di un anno. Pure di 1 anno è l’attesa a Padova per una visita neurologica. “Solo” 6 mesi si aspetta a Palermo per la visita di un reumatologo o a Roma per quella di un un ortopedico. A Genova per una ecografia addominale il paziente resta in stand by circa 180 giorni. E da noi all’Ospedale di Bolzano? Un po’ meglio, stando ad una inchiesta privata attuata a metà febbraio: circa 6 mesi per una mammografia, poco più di un mese per una densitometria ossea, 3 mesi per una visita neurologica, 50-60 giorni per una visita reumatologica, 3 mesi (medico di turno) o 6 mesi (medico specifico) per una visita ortopedica, 3 mesi per un’ecografia addominale, 5 mesi per una colonscopia, circa un mese per una gastroscopia. A questi ritardi, dovuti principalmente alla saturazione dei relativi servizi, concorrono con grado diverso di responsabilità vari “protagonisti”. 1) Pazienti. Sacrosanta la loro ragione di lamentarsi, ma non pochi pretendono tutto e subito, anche quando gli esami risultano prescritti per motivi prudenziali e non per un sospetto allarmante. 2) Specialisti. Non tutti si distinguono per efficienza e zelo, ma è altrettanto vero che un esame accurato richiede del tempo e che l’organico è spesso insufficiente: se per fare 10 accurati esami o visite c’è bisogno di 10 medici e ce ne sono solo 5, la metà dei pazienti andrà, e non per colpa dei medici, ad ingrossare la lista di attesa. 3) ASL. Se per mancanza di fondi o blocco di assunzioni il numero di specialisti è insufficiente a smaltire le richieste, le ASL sono incolpevoli ma dovrebbero allora rendere pubblico il motivo e, insieme alla gente, protestare e fare pressioni sui politici, affinché le risorse siano destinate più all’organico che ad iniziative di assai dubbia utilità. 4) Medici sul territorio. Potrebbero concorrere anch’essi ad accorciare le liste di attesa non richiedendo esami o consulenze che, con visite più accurate, potrebbero risultare non necessari. Per ridurre questi ritardi incompatibili con l’eventuale gravità della patologia, si è di recente stabilita una corsia preferenziale per le prestazioni d’urgenza, che dovrebbero venir soddisfatte entro 8 giorni dalla prescrizione. In certe regioni un’altra soluzione “pragmatica” è stata l’accorpamento di diverse ASL che si avvalgono così di un unico centro di prenotazione e di smistamento, ciò che però comporta spesso per il paziente un viaggio “fuori porta” per raggiungere il centro che espleterà l’esame. Un promettente tentativo per accorciare i tempi d’attesa è il modello RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenei), proposto dal Dr. Mariotti dell’Ospedale di Rovereto. Questo modello, già sperimentato da anni in area trentina, vede coinvolti tutti gli attori del processo assistenziale, sia sanitari (medico di medicina generale, specialista, dirigente sanitario) che non (centro di prenotazione, Direzione dell’ASL, altri), con l’obiettivo di definire “categorie condivise di priorità cliniche”. Queste, sono 3 (applicate con possibili differenze nelle varie ASL): RAO A=massimo di attesa 3 giorni dalla prenotazione; RAO B=10 giorni e RAO C=massimo 40 giorni. L’esperienza inizialmente raccolta ha in effetti mostrato una significativa riduzione delle richieste, con limiti di attesa rispettati al 90%. Pure la correlazione tra urgenza segnalata “a priori” e presenza di patologia meritevole di urgenza verificata “a posteriori” è risultata soddisfacente (specie nella valutazione dei gastrenterologi e dei radiologi). Tutto risolto? No di certo, ma la collaborazione non corporativa tra prescrittori, erogatori della prestazione e amministratori sembra comunque una conditio sine qua non.

Titolo originale. Prenotazioni di visite ed esami: perché tante attese?