MEDICINA, NATURA E “NATURALE” (4/3/08)

Mentre nei paesi sottosviluppati, con l’eccezione di chi li governa, la preoccupazione primaria è quella di sopravvivere, nel mondo occidentale, grazie soprattutto agli ecologisti (quando non sono irrealisti) la sensibilità nei confronti dell’ambiente è progressivamente aumentata. Questa maggiore “sensibilità” non poteva non riguardare oltre che l’ambiente anche ciò che mangiamo, il nostro cibo quotidiano e anche da qui il boom del “biologico” e del “naturale”. Questa diffidenza/resistenza  nei confronti delle manipolazioni agricole e alimentari non è ovviamente un male di per sé, ma ciò non significa che il naturale faccia “automaticamente” bene alla salute. E gli esempi clamorosi di “naturale” non benefico, o addirittura letale, non mancano di certo ma vengono dimenticati troppo facilmente. “Naturali” sono per esempio i virus, i batteri, le tossine ed i miceti patogeni (candida, aspergillo, istoplasma, …) che coesistono in natura con quelli che tanto bene hanno fatto e fanno per l’uomo, come quello della penicillina (pennicillum notatum), con cui è nata la terapia antibiotica, e della ciclosporina (tolypocladium inflatum) grazie al quale nei trapiantati d’organo si blocca con successo il rigetto. E che dire dei funghi dei nostri boschi, alcuni mangerecci e deliziosamente gustosi (le “brise”, i “finferli”), ma altri potenzialmente letali (varie amanite tra cui la falloide e la muscaria, il boletus satana). E le piante? Anch’esse spesso decorative e profumate o terapeuticamente utili (la digitale, il salice, la china), ma a volte anche “assassine” come la cicuta, il curaro, i semi di oleandro, la belladonna, per citarne solo alcune. Non parliamo poi dei naturalissimi insetti (api, zanzare, ragni, scorpioni) o dei rettili velenosi (vipere, cobra) e degli altrettanto “naturali” animali predatori e pesci voraci (l’orca non si chiama “assassina?). Questa contraddizione (se così la si vuol chiamare), questa “naturale” coesistenza di bene e di male caratterizza inesorabilmente ogni regno della natura. Non sorprende dunque che un altro ambito dove il “naturale” viene promozionato in tutti i modi possibile sia quello delle cure mediche, ma anche qui “Natural does not equal safe” (naturale non equivale a sicuro), recita un lapidario avvertimento inglese. Che i farmaci siano “naturali” non è infatti di per sé garanzia né di efficacia né di sicurezza. Le segnalazioni di tossicità e di letalità per assunzione di preparati erbari di imprecisata composizione, soprattutto di provenienza orientale, sono ben note agli enti regolatori (ma meno al cosiddetto “grosso pubblico”). Tuttavia, un mio pungente amico editorialista, speculando provocatoriamente su questo argomento, mi faceva notare che  tra gli esempi di “naturale pericoloso” al primo posto dovrebbe essere collocato l’Homo sapiens (attributo meritato?) e ciò sin dai primordi. In effetti, già quando l’umanità era costituita soltanto da quattro persone, una di esse (il 25%) interrompeva innaturalmente la vita del proprio fratello (altro 25%) ed un’altra (di nuovo il 25%), con curiosità tutta femminile, offrendo una mela al partner (ultimo 25%) dava avvio a tutti i mali del mondo, con conseguente necessità di espiazione per gli incolpevoli discendenti. Morale della divagazione: commoviamoci per la straordinaria bellezza della natura, ma non cadiamo nel tranello di fare emotivamente di tutt’erba, o meglio di tutto il naturale, un fascio.

Titolo originale. Medicina, natura e “naturale”.