FARMACI, SESSO E MARKETING DISINVOLTO  (11/3/08)

La rivista medica “Dialogo sui farmaci” è tra le pochissime pubblicazioni riguardanti la terapia farmacologica autenticamente indipendenti, incentrate cioè solo sull’informazione e non sulla promozione dei farmaci. La rubrica “Cane da guardia”, all’interno dell’ultimo numero, ci suggerisce di tornare su un problema già sollevato in precedenza su queste colonne  relativo ai rischi della pubblicità diretta ai cittadini da parte dell’industria farmaceutica. Come in altri ambiti commerciali  anche per i medicamenti la pubblicità è ritenuta dal marketing tanto più redditizia quanto più essa coglie una esigenza diffusa nel pubblico e, di conseguenza, quanto più consistente dovrebbe essere il “ritorno” in moneta sonante indotto dalla campagna pubblicitaria. Conviene ritornarci perché ciò che riporta la succitata rivista è particolarmente dimostrativo. In breve,  la stampa laica (ad esempio “Io Donna” e “Corriere della Sera” ha riportato la notizia che L’EMEA (European Medicines Evaluation Agency) ha di recente approvato una nuova formulazione ed un nuovo dosaggio di una “pillola del sesso”, e precisamente del tadalafil che consentirebbe una somministrazione giornaliera (2,5-5 milligrammi) del farmaco  che dovrebbe consentire maggiori soddisfazioni (sui generis, in effetti) e minori effetti collaterali rispetto ai 10-20 mg assunti attualmente “al bisogno”. Sul sito dell’EMEA, tuttavia, a 2 mesi dalla riportata approvazione, non si trova traccia di questa autorizzazione. Ne segue che il cittadino e lo stesso medico vengono inevitabilmente informati in anteprima da fonti non ufficiali. Il messaggio trasmesso è che questa terapia continuativa con il tadalafil sarà utile soprattutto ai diabetici e ai pazienti con patologia cardiovascolare nei quali è più frequente la insufficienza erettile (e fin qui la cura dovrebbe ritenersi benemerita). Tuttavia chi passa la notizia in anteprima ai giornali sa bene che l’ indice di gradimento per questo tipo di medicinali è già alto anche in non malati, in chi soffre della cosiddetta ansia da prestazione o, infine, in chi vuole semplicemente potenziare una funzione sessuale ancora normale (e qui non si tratta più di cura ma di uso voluttuario). Cos’è che non va? Intanto, anche senza alcuna sbavatura moralistica, affiora la perplessità non marginale circa un abnorme e discutibile enfatizzazione pubblicitaria della sessualità a danno di ogni altro interesse e atteggiamento comportamentale. Dimostrativo al riguardo è l’assillante promozione sul web che non si limita a questi farmaci ma si sofferma pure su dispositivi atti ad aumentare le dimensioni del pene (in realtà piuttosto irrilevanti, come ha dimostrato il rapporto Kinsey). La seconda cosa che non va e che i minori  effetti collaterali dell’uso continuativo a basso dosaggio del tadalafil dovrebbero essere non solo vantati sui giornali ma documentati. Tuttavia, documentarsi presso istituzioni ufficiali è per il momento impossibile mentre la promozione galoppa. Benché la nuova formulazione non sia ancora commercializzata in Italia, da più di un sito risulta che il lancio è già avvenuto in una serie di meeting cui delle coppie (ignoro se de facto o de jure) sono state invitate a parlare degli eventuali problemi di impotenza, nei quali l’annuncio di nuove cure diventerà automaticamente un messaggio incoraggiante, magari con qualche più o meno  imbarazzata testimonianza a favore della nuova terapia (ma come escludere la claque?). Ma, anche se veritiera, la testimonianza a breve termine, non è comunque una prova di sicurezza a lungo termine mentre gli effetti collaterali potrebbero essere frequenti e persino gravi. Pure la cornice in cui avvengono questi meeting promozionali la dice lunga: i partecipanti venivano “sensualizzati” da esperti di tango impegnati in varie tecniche  (presumo di ballo…). Non si può naturalmente escludere che i risultati degli studi comprovanti efficacia e sicurezza del tadalafil quotidiano a basso dosaggio, quando saranno forniti dall’EMEA, possano fornire dati oggettivi in grado di fugare i timori di cui sopra, ma  questo non sposta il problema di fondo. L’articolo comparso su “Dialogo sui Farmaci” conclude infatti, opportunamente, che l’informazione “imprecisa e documentata non deve comunque arrivare al cittadino prima di arrivare al medico”.

Titolo originale. Marketing disinvolto: impotenza per chi resta… senza.