MEDICINA ALTERNATIVA IN OSPEDALE: CHI DEVE GIUDICARE ? (29/3/08)
Chi pensa che la medicina tradizionale sia esente da pecche sbaglia. Chi ironizza con sufficienza sulle medicine complementari alternative (MCA) sbaglia. E sbaglierebbe anche chi negasse l’efficacia di un trattamento solo perché il razionale che lo supporta è poco plausibile o del tutto assurdo: un trattamento potrebbe essere efficace anche se non si capisce perché lo è. Sarebbe infine eticamente inaccettabile che il medico, di fronte alla documentata efficacia e sicurezza di un trattamento alternativo, fosse restio ad acquisirlo nella sua pratica professionale. Ciò premesso, sorge tuttavia la questione relativa a chi dovrebbe definire plausibilità e soprattutto efficacia, sicurezza e costi delle terapie alternative prima di ipotizzare un loro utilizzo negli ospedali. Qualsiasi scienziato o metodologo del tutto imparziale rimarcherà intanto, pregiudizialmente, che il consenso popolare a certe terapie (sul quale pure bisognerà ritornare per qualche chiarimento) non è certo un parametro attendibile per stabilire la bontà delle stesse. Tanti fumano ma non per questo il fumo fa bene e tanti evadono, ma non per questo l’evasione è una buona cosa. Su temi medico-scientifici molto specifici gli stessi esperti possono avere delle difficoltà interpretative, mentre chi è sprovvisto della preparazione necessaria è influenzato solo da ciò che gli viene detto da rotocalchi e TV, dove spesso abbondano messaggi occulti travestiti da informazione scientifica. Tutti possono constatare come entusiasmi (o panico) possono nascere in milioni di persone “indipendentemente dal fatto in sé”, ma solo perché in quella direzione sono spinti dai media. Finita la risonanza mediatica, entusiasmi o paure rientrano con fulminea rapidità. Ma torniamo a coloro che dovrebbero definire, in buona fede e nell’interesse esclusivo dei pazienti, se le medicine complementari alternative servono o sono inutili o persino rischiose. Sembra logico ipotizzare che dovrebbe trattarsi di persone, non necessariamente soltanto medici, che siano comunque addentro a queste problematiche senza preclusioni ideologiche. Questo comporta anzitutto che l’esperienza in tema di MCA fatta in precedenza dai ricercatori sia ben conosciuta. Inoltre, chi legge le pubblicazioni dove questa esperienza viene riportata, deve essere pure provvisto di uno specifico back ground culturale per poter interpretare correttamente ciò che legge. Questa “garanzia metodologica” non è di parte, anzi è a favore delle stesse terapie alternative che, se risultassero di comprovata efficacia, dovrebbero rientrare nel bagaglio terapeutico convenzionale. Tuttavia, seguire questa letteratura in maniera equilibrata e smaliziata è estremamente difficile e richiede moltissimo tempo. Chi gestisce la Sanità nei vari Paesi e Province non può certo occuparsene in proprio e deve ovviamente delegare. Tuttavia la delega va data a soggetti che siano non solo interessati al problema specifico, ma pure dotati dei requisiti di cui sopra e che, soprattutto, siano esperti di metodologia. Questi ultimi sono gli unici capaci di “leggere” le esperienze pubblicate, valutando l’adeguatezza della casistica, il rigore del disegno sperimentale, la correttezza dell’analisi statistica e, in conclusione, la attendibilità e la validità dello studio. Nessun “Progetto” concepito per verificare la validità di qualcosa (e non solo delle MCA) si può permettere di ignorare quanto già si sa e, in primis, i dati pubblicati più di recente su riviste affidabili. Si corre altrimenti solo il rischio (tutt’altro che teorico) di spendere denaro pubblico (miliardi in lire) per iniziative non necessarie, superate e senza vantaggio concreto per comunità. I pazienti, invece, beneficerebbero maggiormente di minori tempi di attesa, di una migliore informazione medica e di un rapporto più rassicurante con la medicina istituzionale. Queste considerazioni di carattere generale non nascono a caso, ma traggono lo spunto da quanto pubblicato su questo giornale in data 15 marzo (ma che leggo solo oggi perché fuori Bolzano) sotto il titolo “Medicina alternativa, progetto congelato”. In realtà, io non credo che il progetto sia congelato e inoltre, dai documenti che ho appena ricevuto dall’Ordine dei Medici, penso che sarà opportuno aggiungere qualche altra riflessione e apportare qualche rettifica. Inutile precisare che chi scrive non si illude che questo articolo comporti conseguenze decisionali perché, come recita un ben noto adagio “non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire.” Ma dire ciò che si pensa, come hanno ribadito in tanti, fa almeno dormire più tranquilli. Alla prossima.
Titolo originale. Medicine alternative in ospedale: chi deve giudicare.