TROPPO ALCOL FA MALE ANCHE AGLI ALTRI (23/4/2008)
Il problema del consumo o dell’abuso di alcolici e dei controlli necessari a evitare soprattutto gli incidenti gravissimi e spesso mortali del sabato sera è da tempo oggetto di attenzione e non solo nella nostra provincia. In una intervista di qualche giorno fa Piero Innocenti, Questore di Bolzano, sottolineava che il rispetto di alcune norme poteva sembrare antipatico o eccessivo ma che il conto di vite umane salvate faceva diventare largamente attivo il bilancio. Il più drastico oppositore dell’uso di bevande alcoliche è stato probabilmente Buddha, il quale affermava che “Chi beve alcolici e induce altri a berne, tornerà a nascere per 500 volte senza le mani”. Se la sua minaccia avesse avuto concrete conseguenze il numero dei focomelici risulterebbe mostruosamente elevato. Ma il problema di più severe norme sanzionatorie esiste e non solo in Alto Adige, come conferma in una recente intervista Giannella, direttore del Servizio Nazionale di Polizia Stradale,. Posizione comprensibilmente contraria a quella di Buddha è quella dei produttori di alcolici che nella severità dei controlli alcolemici e delle sanzioni vedono un oggettivo freno alle vendite. Meno comprensibile è che queste posizioni siano condivise da coloro che come compito principale hanno quello di difendere gli interessi dell’intera comunità. In effetti, i progetti di salute pubblica contrastano con le strategie dei produttori di tutto il mondo, i quali -cosa poco nota- si avvalgono di un organismo regolatorio che dovrebbe essere imparziale, l’International Centre for Alcohol Policy, “stranamente” supportato da Bacardi, Martini, Heineken, Birrerie Asahi e molte altre aziende non certo disinteressate. Un libro recentissimo (“Drinking in context: patterns, interventions and partnerships”), pretende di essere un analisi equilibrata di tutti gli aspetti relativi alla “questione alcol”, dagli interessi più che legittimi di chi produce e commercia alcolici, alle relative disposizioni di legge ed alla protezione dei cittadini. Tuttavia il volume, che vede tra gli autori Marcus Grant ex-esperto di sicurezza OMS (sic!), si schiera subdolamente contro un inasprimento indiscriminato dei divieti, sostenendo scelte regolatorie differenziate a seconda delle nazioni e della diversa tipologia dei consumatori. Per ostentare la propria neutralità, il libro si dichiara contrario alla produzione incontrollata di alcolici, ma in realtà lo è soprattutto per quella illegale, sorvolando invece -come rileva la giornalista Benedetta Marra – “sul fenomeno ordinario dell’aumento della produzione legale, che causa anch’esso preoccupanti eccessi di consumo e di rischio”. Insomma, da una parte questo libro riconosce che l’alcolismo degli adolescenti e la guida in stato di ebbrezza sono problemi seri (che documenta con ampia bibliografia), dall’altra maschera la pressione esercitata da coloro che vendono alcolici per attenuare la severità dei controlli. E’ comunque inconfutabile che un’assunzione smodata di alcolici comporta quando è cronica conseguenze cliniche pesantissime in termini di salute e di costo sociosanitario e, quando è occasionale come accade principalmente nei week end, un rischio di far molto male non solo a sé stessi ma anche agli altri. Non passa settimana, di fatto, che “la febbre del sabato sera” non diventi “le stragi di sabato sera”. Allora non c’è conflitto di interessi che tenga: tra quello dei venditori e una policy per la prevenzione delle stragi, è quest’ultima che deve pesare di più e benvenuti siano i controlli necessari. Che poi in un gruppo di adolescenti, che per la loro età hanno naturalmente il diritto di fare bisboccia, ce ne sia uno che rinuncia a rotazione di bere a vantaggio di altri, diventa anche un’occasione preziosa per imparare sin da giovani che oltre ai diritti ci sono pure delle responsabilità civili e dei doveri da rispettare (a scanso di equivoci, chi scrive ama il buon vino, non disdegna il superalcolico e non è buddista).
Titolo originale. Alcolici: vizi, virtu’, regole e controlli.