LA SALUTE SENZA… MINISTERO (3/6/2008)

I problemi riguardanti la salute esistono (eccome!) e basta sfogliare i giornali per averne prova quotidiana. Eppure il Ministero della Salute non c’è più. Al suo posto c’è il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali affidato al senatore Saccani, politico equilibrato e di ampia esperienza parlamentare, militante un tempo nel Partito Socialista ed ora nel PdL. A parere di molti, compreso il modesto scriba, non è necessario che il responsabile del dicastero che si occupa della salute sia laureato in medicina e neppure che sia laureato. Tuttavia, secondo un comune senso logico, dovrebbe comunque essere una persona che da anni si è occupato di sanità, delle necessità di medici e infermieri e delle esigenze dei pazienti. Invece, se non erro, il Ministro Sacconi (ma ciò vale per molti predecessori e, come vedremo, anche per il suo pari  nel fantomatico governo ombra…) si è occupato con competenza di questioni relative esclusivamente al lavoro e alle politiche sociali. Non a caso l’attuale Ministro ha infatti collaborato al “Libro Bianco” del 2001 con Marco Biagi, prima dell’ignobile assassinio del giurista. Ben preparato dunque, ma solo in questo ambito, mi sembra arduo pensare che egli possa governare con prontezza e decisione le questioni specificamente inerenti salute e sanità. E’ del resto altrettanto singolare che l’alter ego di Sacconi nel fantomatico governo ombra sia Enrico Letta del PD, che pure non mi risulta essere un noto esperto di questioni sanitarie. E allora una istintiva domanda (retorica) assolutamente “trasversale” ai nostri politici: le cariche importanti si affidano in base alle competenze culturali o gestionali specifiche o per sistemare delle persone in base a semplici accordi di spartizione partitica?

Altra perplessità riguarda la capacità contrattuale di un Ministro trivalente come quello del welfare. Quando nel Consiglio dei Ministri si tratterà infatti di batter cassa per il proprio dicastero, per cosa farà la voce grossa il Ministro?  Richiederà finanziamenti per il lavoro, per la salute, per le politiche sociali? Da medico, e quindi con ottica partigiana, preferirei che l’attenzione ai tanti problemi che ruotano intorno al mondo della medicina, riguardante i medici stessi, gli infermieri, le cure palliative, la lungodegenza, l’assistenza domiciliare, le attese e via dicendo, fosse definita una priorità per far sì che l’assistenza, e la sanità nel suo complesso, migliorino e che sia possibilmente eguale per tutti. Ma per far ciò occorrono fondi e temo purtroppo che la forza contrattuale di un Ministro trivalente sia inferiore a quella di un Ministro “della Salute e basta”, uno cioè che deve rispondere esclusivamente di quello che combina in sanità. E’ vero che molte competenze sono già state trasferite alle Regioni ma, senza un punto di riferimento rappresentato da un  Ministero specifico “forte” al centro, delle conseguenze sono più che probabili, meno pesanti nelle Regioni ricche e con una sanità meglio gestita, ma a mio avviso nettamente peggiorative in quelle povere e malgestite, dove sempre proliferano i “furbi del luogo”, a prescindere da chi sta al governo. Insomma, un ministero dove si accorpano tre funzioni tutte rilevanti non mi sembra un buon segnale e fa temere che la qualità dell’assistenza sanitaria, al contrario di ciò che prevede al riguardo la nostra costituzione, diventerà sempre più eterogenea nelle diverse regioni. Come medico non posso evidentemente condividere questo rischio, pur vedendo con molto favore la riduzione complessiva delle cariche ministeriali. Spero sinceramente che le mie previsioni siano smentite dagli eventi.

Titolo originale. Salute senza… ministero!