RICHHI E POVERI: IL DOLORE NON E’ EGUALE PER TUTTI (10/6/08)

“Ogni giorno ha la sua pena” recita un proverbio che si perde nella notte dei tempi. Una pena fatta (probabilmente) più dagli affanni e dalle sventure che penalizzano la nostra esistenza che da dolore fisico percepito o realmente presente. I ricercatori universitari Alan Krueger e Arthur Stone hanno invece condotto un’indagine sulla frequenza del dolore fisico giornaliero in un gruppo di nordamericani. Più di diecimila soggetti  venivano contattati telefonicamente dopo essere stati scelti a caso sull’elenco telefonico. All’inchiesta accettavano di rispondere 3982 intervistati. Ognuna delle persone partecipanti veniva consultato in un giorno scelto casualmente e per tre periodi di 15 minuti l’uno, anch’essi selezionati a caso. Ogni soggetto doveva rispondere in merito alla presenza di dolore secondo una scala che prevedeva 6 gradi di intensità da 0 (dolore assente) a 6 (dolore grave). Oltre al sorprendente rilievo che ben il 28,8% degli uomini ed il 26,6% delle donne riferivano di avere dolore nell’arco temporale dell’intervista, lo studio offre altri spunti interessanti, alcuni prevedibili e altri meno. Tra i prevedibili c’è che la percentuale di soggetti con dolore importante aumenta con l’aumentare dell’età, mentre il dolore non severo è piuttosto costante nell’intervallo di età compreso tra 45 e 75 anni. Tra i meno prevedibili,  c’è la sostanziale equivalenza del dolore severo tra maschi e femmine. Questo dato (e non è certo il solo!) rafforza il dubbio che quello femminile sia il sesso più debole e più “piagnucoloso”. Un altro riscontro è che il dolore risulta più frequente e più intenso tra le persone con minore reddito e con più basso livello educativo, ciò che serve a sfatare la credenza che il male colpisca in modo indiscriminato, ricchi e poveri, istruiti e non. Quest’ultimo dato pone inevitabilmente il quesito se le persone disagiate e meno istruite non siano “costituzionalmente” più propense a piangersi addosso. Tale eventualità contrasterebbe con un’altra opinione piuttosto comune e cioè che la gente meno benestante e meno colta è meno “delicata” e tira dritto più facilmente, diversamente dalle persone agiate che sarebbero più portate a lamentarsi per problemi, pure in ambito medico, poco rilevanti. In realtà, l’esistenza di una maggiore “componente psicosomatica” nei meno agiati che denunciano di  star male durante il colloquio sembra plausibile per Krueger e Stone, i quali confermano che l’intensità del dolore segnalato risulta minore negli intervistati più soddisfatti delle proprie condizioni esistenziali quali, ad esempio, i soggetti che si occupano di giardinaggio, che si curano dell’orto, che fanno volontariato (specie le donne), che praticano uno sport o che fanno comunque regolarmente esercizi fisici (specie gli uomini). Sfortunatamente, queste amene o benefiche attività  “distraenti”, capaci di influenzare la dimensione del dolore nella vita di ogni giorno, sono anch’esse più facilmente rintracciabili in persone con buon reddito. Insomma, questo studio sembra indicare che in coloro che nascono agiati o ricchi, e che pertanto hanno pure maggiori probabilità di studiare e di fruire di attività ricreative o gratificanti, la voce “dolore” sarà meno presente nel corso della loro vita e sarà più facile controllarne l’intensità. Anche la percezione del male fisico, come la giustizia del resto, sembra dunque non essere eguale per tutti.  

Titolo originale. Dolore: meglio essere agiati e colti.