GESTI E TONI TRA MEDICO E PAZIENTE (17/6/08)
Il Daily News Tribune nell’ultimo suo numero si occupa di come il modo di muoversi o di comportarsi influenzi il rapporto medico-paziente. Il medico potrebbe “percepire” dal comportamento del paziente, specie se ansioso e/o depresso, anche aspetti o problemi che il malato spontaneamente non rivela e, viceversa, il paziente potrebbe intuire la personalità del medico dagli atteggiamenti che questi assume durante la visita. L’ipotesi, non certo nuova, solo di recente è stata sottoposta a verifica. Dallo studio condotto al riguardo emerge tra l’altro che la sensazione del paziente circa il tempo dedicatogli sia diversa a seconda che il medico stia seduto o sia in piedi durante l’incontro. Se durante il colloquio il medico è seduto, il paziente tende a sovrastimare il tempo dedicatogli e la visita viene considerata più lunga e più soddisfacente. Se invece il medico rimane in piedi questo viene interpretato negativamente dal paziente, il tempo della visita viene sottostimato e cioè giudicato inferiore a quello che realmente è. Un altra percezione sgradevole il paziente ce l’ha se, mentre egli sta descrivendo i sintomi o esponendo le sue preoccupazioni, il medico consulta frequentemente l’orologio o scrive le sue note senza mai guardarlo direttamente in faccia. Altro errore quello che, alla fine della visita ambulatoriale, il dottore si alzi e magari sia “già con la mano sulla maniglia della porta”. Naturalmente, l’interpretazione del comportamento e dei gesti del medico non è detto che sia sempre corretta, ma l’articolo del Daily News Tribune insiste sull’opportunità che il paziente faccia comunque presente con schiettezza la sua eventuale percezione negativa in tempo reale, dicendo al dottore di essere anche disposto a ritornare in un momento in cui egli fosse meno indaffarato. Il medico serio che avesse dato involontariamente una errata impressione di fretta e di superficialità sarà il primo ad apprezzare questa franchezza, ben lieto di fugare i dubbi dell’assistito, ciò che rinsalderà il loro rapporto. Al contrario, se il medico si dimostra poco sensibile o urtato di fronte alla schiettezza e alle richieste legittime del paziente, il Dr. Murray Feingold del Genesis Fund (organizzazione not for profit che si occupa di malformazioni congenite) dice lapidariamente che ”è il momento di cambiare il medico curante”. Questo studio ci ripropone il problema della progressiva spersonalizzazione del rapporto tra medico e paziente, alla quale contribuiscono molteplici fattori, in primis un calo generale di tensione etica ed una medicina sempre più tecnica-dipendente, per cui le diagnosi sono magari più precise e le terapie più efficaci, ma risulta spesso insufficiente il tempo che il medico si prende per spiegare la situazione al paziente e “trasmettergli” in questo modo il proprio coinvolgimento umano. Questa è una delle ragioni che spingono alcuni pazienti delusi verso terapie non convenzionali inconsistenti ma che vantano (ma la realtà è però ben diversa!) di essere “olistiche”, e cioè capaci di considerare l’individuo malato con più attenzione e nella sua complessità psico-somatico-energetica. In realtà, il medico tradizionale, se è un “buon dottore”, non è mai frettoloso e non dimentica certo la globalità del paziente. Se invece è sbrigativo e considera il paziente non un “insieme” complesso, ma solo la somma anatomica di parti diverse, ciò non va ascritto ad un deficit di olismo della medicina scientifica, ma semplicemente al fatto che lui è un cattivo medico nonostante i progressi della medicina.
Titolo originale. Gesti e atteggiamenti nel rapporto medico-paziente