SCANDALO MAZZETTE/FARMACI:  NON SPARATE SULL’AIFA (12/7/08)

Tranne che per gli  addetti ai lavori, la notizia dell’intervento della magistratura riguardante l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), riportata dai media già a maggio e passata quasi inosservata, merita invece molta attenzione nell’interesse del cosiddetto cittadino comune. In agosto del 2005 un rapporto dei NAS di Torino fa scattare  provvedimenti da parte del procuratore aggiunto Guariniello. Tre persone sono arrestate, quattro sono inviate ai domiciliari. Due dei presunti corrotti sono alti dirigenti dell’AIFA. Una trentina sono i capi di imputazione, in primis quello di favoreggiamento, collusione e corruzione semplice che non risparmia neanche il direttore dell’AIFA Nello Martini. Ma il personaggio più coinvolto sembra essere il Dr. Pasqualino Rossi (in carcere), rappresentante  per l’Italia presso l’European Medicines Evaluation Agency (EMEA), ente che al pari  dell’AIFA ha come compito primario quello di controllare efficacia, sicurezza e commercializzazione dei farmaci. Mazzette o più che sospette “sponsorizzazioni” di lussuose villeggiature o altri benefits ancora,  intercettati e anche videoregistrati, sarebbero il compenso accertato di funzionari corrotti che avrebbero ritardato il ritiro dal commercio di farmaci altrove ritenuti pericolosi (è il caso dell’antiinfiammatorio nimesulide, già ritirato in Irlanda per aver comportato persino dei trapianti epatici) o nell’aggiornare i foglietti illustrativi circa effetti collaterali anche gravissimi emersi nella pratica clinica (è il caso del Minirin usato nell’enuresi). Da una registrazione risulterebbe che una “intermediaria” di note aziende produttrici di farmaci (sia tradizionali che omeopatici) avrebbe “spudoratamente” sollecitato telefonicamente una funzionaria dell’AIFA a sbloccare “con qualsiasi mezzo” (leggi: con vile danaro) il freno della pratica imposto, tra l’altro, dallo stesso Nello Martini. Anche circa i prezzi e le sperimentazioni sui farmaci ci sarebbero per i NAS grosse e sospette irregolarità. Conclusioni:  l’AIFA viene di fatto decapitata o quasi. Il ministro Sacconi, sentiti i pareri dei sottosegretari Ferruccio Fazio e Francesca Martini, dispone la costituzione di una Commissione tecnico-amministrativa sull’AIFA che dovrà fornire una esauriente valutazione entro il 31 luglio. Così I cittadini dovrebbero sentirsi intanto soddisfatti, in attesa delle conclusioni e delle punizioni degli eventuali colpevoli (che, a giudicare dai tabulati, probabilmente non mancheranno).

Tuttavia, le cose si possono vedere anche da un’altra angolatura meno emotiva e più concreta. La domanda cruciale, nell’interesse dei cittadini, dovrebbe essere: “Ha l’AIFA svolto fin qui un ruolo complessivamente positivo nel controllo della sicurezza e della efficacia dei farmaci e quindi a tutela della comunità? Se la risposta è positiva, e lo è, ciò che conta è accertare le responsabilità “individuali”, punire i colpevoli, rafforzare i meccanismi di controllo e prevenire che gli illeciti si ripetano. Va invece evitato l’azzeramento di  un ente che, creato a sostituire la “famigerata” Commissione Unica del Farmaco di poggioliniana memoria, ha sicuramente e oggettivamente svolto in questi anni un ruolo educativo e informativo, anche attraverso utilissime iniziative editoriali, riconosciuto da tutti. Sentiamo al riguardo Massimo Valsecchi, direttore di “Dialogo sui Farmaci”, una delle pochissime (forse l’unica) rivista indipendente sui medicinali. Dice testualmente il direttore che ”la bravura del tiratore si riconosce dal tipo di proiettile che decide di usare. Se ha mira e talento, sceglierà una pallottola sola. Se invece la sua abilità lascia a desiderare, tirerà una rosa di colpi sperando che qualcuno vada a segno, noncurante se, oltre al bersaglio, la sventagliata devasterà tutto quello che si trova nel suo campo di tiro.” Per Valsecchi, questo è l’errore in cui è incorsa la magistratura nei confronti dell’AIFA, per cui “in un unico calderone sono finiti circoscritti sospetti di corruzione ed eccitati allarmi su catastrofici pericoli per la pubblica salute.” Questi allarmi per Valsecchi sono rientrati già dopo il rapporto preliminare della Commissione istituita dal Ministro del welfare. A ridimensionare la questione, e per non screditarne in modo ingiustificato l’operato, basterebbe riflettere che  proprio a questa Agenzia si deve la creazione di Registri nazionali di farmacovigilanza relativi agli effetti collaterali, l’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio del consumo dei farmaci, la realizzazione di sperimentazioni indipendenti non sponsorizzate. In conclusione, se è innegabile che sono sempre possibili degli “intrecci di corruzione, dei conflitti di interesse tra industria, medici e funzionari pubblici”, proprio per questo bisogna pretendere “rigore e accuratezza da chi indaga (magistratura e forze dell’ordine) e da chi riporta informazioni (i giornalisti).” Solo le informazioni accurate  forniscono ai cittadini la possibilità di farsi un opinione adeguata senza i rischi di un di un crucifige indiscriminato ante litteram (cioè prima della conclusione dell’indagine). Altrimenti si corre il rischio che la possibile voglia di protagonismo da parte di un poliziotto o di un magistrato (libido che è egualmente ripartita tra tutte le professioni), più che a far giustizia, serva a destabilizzare la fiducia dei cittadini e magari rendere non più operante un ente come l’AIFA fatto da una maggioranza di persone per bene. Importante sarebbe imparare dagli errori, mantenendo ciò che funziona, eliminando ciò che non funziona (meritocrazia rara avis!) o che funziona male a causa di pressioni che nulla hanno a vedere con l’interesse della comunità. Questa brutta vicenda è motivo per lamentare, come già ho fatto in precedenza, la mancanza di uno specifico Ministero della salute, mancanza non priva di eterogenee conseguenze. E non sono il solo a dirlo: l’attuale Presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, Mario Baldassarri, ha testualmente commentato giorni fa: “Non avere un Ministero della salute è pura follia!”. Ma di Cassandre  rimaste inascoltate sono piene le cronache, anzi la storia.

Titolo originale. Sanita’ corrotta: intervenire senza sparare nel mucchio.