SE LA SANITA’PAGA TANGENTE (20/7/08)

Sanità, politica ed affari? Scelgo disordinatamente nell’archivio recente della memoria: un primario urologo di Milano, Prof. Austoni,  disponibile a operare solo pronta cassa e in nero, viene “sparato” da un paziente scontento per il cattivo esito d un intervento. La Clinica Santa Rita, sempre a Milano, con le sue diagnosi volutamente fasulle e le terapie raccapriccianti. Il dottor Eugenio Neri che, per aver denunciato pubblicamente che dei pazienti ricevevano azoto invece di ossigeno in un policlinico Siena,  viene minacciato e punito invece che elogiato e premiato. Il dottor Gaudiano, licenziato a Matera per aver denunciato l’eliminazione di preziose cellule staminali (da cordone) già tipizzate. Ancora, lo scandalo non solo torinese  delle valvole cardiache difettose. I pastrocchi illeciti ma assai remunerativi alla Clinica Longostrevi e le parcelle gonfiate al San Raffaele, sempre a Milano. L’assegnazione politicamente pilotata di posti ospedalieri che, salvo eccezioni, risulta più facile in Lombardia per chi è  di Comunione e Liberazione o nelle  regioni rosse o padane per chi porta nel taschino il fazzoletto rosso o verde. L’assenza comprovata e diffusa di una valutazione meritocratica nell’assegnazione di cattedre e primariati. Si potrebbe continuare per un bel po’. Qual è il minimo comune denominatore di questi illeciti insopportabili? Una prima spiegazione è di carattere generale e ci conferma purtroppo il successo di una Weltanschauung ormai generalizzata: fare i soldi è ciò che solo conta e chi di soldi di qualsiasi provenienza (pecunia non olet, dicevano i latini) s’è ne fatti tanti viene comunque ammirato o quanto meno invidiato. La seconda spiegazione riguarda specificamente la sanità, un ambito dove  il denaro circola così profusamente e dove i controlli “spontanei”, cioè non attuati dalla magistratura ma dagli stessi enti preposti, sono a dir poco evanescenti. La tentazione di  spartirsi un po’ la torta è pertanto molto forte perché, come si sa, “l’occasione fa l’uomo ladro”. Non c’è una geografia specifica del malaffare in sanità e il maggior riscontro nelle zone ricche del Paese si deve forse al fatto che qui, comunque, si controlla un po’ di più. C’entra poco in sostanza anche la collocazione politica (“gli affari sono affari, no?”- direbbe la Littizzetto). Così adesso è il turno dell’ex-socialista ed ex-sindacalista Del Turco, attuale governatore PD della Regione Abbruzzo e di metà della sua giunta. Gli introiti illeciti non sarebbero “noccioline”: in lire, fanno circa 24 miliardi e la provenienza, come riportato dai media, si chiama associazione per delinquere, concussione, corruzione, riciclaggio, truffa, falso e abuso d’ufficio. Naturalmente, come per ogni altra vicenda, è doveroso non essere prevenuti ed attendere la conclusione dell’inchiesta prima di tirare le somme. C’è chi pensa (ma lo scriba su questo è sinceramente scettico) che l’affaire Del Turco e altri analoghi illeciti siano solo frutto di un teorema di magistrati frettolosi o malintenzionati. Altri rilevano invece che, in genere, i magistrati non si muovono per sfizio ma, almeno nel caso di Del Turco, sulla base di una precisa documentazione raccolta nell’arco di parecchi anni dalla Guardia di Finanza, attivata ad hoc dalla Procura di Pescara a seguito della collaborazione di “uno del ramo”, il proprietario di cliniche private abruzzesi, Vincenzo Maria Angelini. Il commento finale è solo permeato di tristezza. Mentre affrontare i problemi di salute è per il cittadino, specie se non abbiente, sempre più costoso e difficile (e dati i tagli previsti per la sanità non potrà andare certo meglio nei prossimi anni), una valanga di danaro continua a circolare in sanità in mani immeritevoli e indecenti che di tutto si preoccupano meno che di come si garantisce una assistenza sollecita, efficace e sicura.

Titolo originale. Sanita’, politica ed affari.