SARA’ PER TUTTI IL  VACCINO ANTIMALARICO?? (25/7/08)

La malaria è una parassitosi contrassegnata da 500 milioni di nuovi casi e da 1 milione di morti ogni anno, quasi tutti in Africa. In Europa, i casi più gravi di malaria legati al Plasmodium falciparum, sono stati nel 2007 quasi 9000, per 2/3 registrati in immigrati che ritornano dall’Africa, e per 1/3 in cittadini europei che hanno contratto la malattia in aree a rischio. Di farmaci antimalarici ce n’è più di uno (ma  sono in crescita le forme resistenti) e presto sarà commercializzato un preparato derivato dall’artemisia che potrà essere usato in tempo reale in caso di febbre sospetta. L’optimum è comunque rappresentato dalla profilassi farmacologica e l’ideale sarebbe ancor più la messa a punto di un vaccino che immunizzi nei confronti del plasmodio. Ma la creazione di un tale vaccino non è di facile realizzazione e lo si può capire ricordando che il ciclo di questo parassita è fatto di molte fasi nelle quali esso si presenta strutturalmente molto diverso. Il problema è dunque contro quale di queste fasi realizzare il vaccino. Contro gli “sporozoiti” (prima che si insedino nel fegato)? Contro i “merozoiti” (che fanno scoppiare i globuli rossi)? Contro il passaggio dei “gametofiti” (che si replicheranno nella zanzara quando questa li  succhia dal sangue dell’uomo infetto? A causa di questa difficoltà, diverse sono le strategie già in sperimentazione, tutte volte a vivacizzare la risposta immunitaria anti-plasmodio grazie alla cosiddetta ingegneria genetica. Una di queste strategie, che utilizza l’antigene di superficie del virus dell’epatite B, è risultata efficace a in migliaia di bambini del Mozambico con riduzione dell’infezione nei vaccinati dal 37% al 65%. Nei neonati la protezione vaccinale risulta del 50% e ulteriori progressi potranno risultare da uno studio appena progettato su 16.000 bambini africani. Questo interesse dell’industria farmaceutica alla messa a punto di una valida profilassi antimalarica proprio in un’area geografica dove questa parassitosi colpisce milioni di soggetti sembra essere lodevole cosa anche sotto il profilo etico, risultando tra l’altro un po’ nuova. E’ infatti ben noto agli addetti ai lavori il cosiddetto “Gap 19/90” che segnala come solo il 19% dei fondi per la ricerca clinica è destinato a malattie di cui è affetto il 90% della popolazione mondiale. In altre parole, si fa molta più ricerca per cellulite, calvizie, gambe irrequiete, erezione in anziani o pseudodepressione che per malattie, come la malaria, autentico flagello nel Terzo Mondo. Bene quindi lo studio sui 16.000 bambini africani, ma gli esperti di bioetica si preoccupano che beneficiari non siano soltanto la minoranza di europei che si ammalano in vacanze esotiche, ma soprattutto i milioni di africani che sono i destinatari più bisognosi di un vaccino efficace. La ricerca non deve infatti essere attuata in corpore vili a vantaggio soltanto di una elite. Già nel 1993 il Council of International Organizations of Medical Sciences and World Health Organization sanciva che:1) la ricerca non deve essere fatta in Paesi del Terzo Mondo solo perché costa molto (molto!) meno; 2) la ricerca sponsorizzata da industrie occidentali ma attuata nel Terzo Mondo è lecita solo se risponde alle necessità sanitarie del Paese dove si effettua; 3) i farmaci scoperti nel corso della ricerca devono soprattutto essere di costo accessibile per gli abitanti del posto. Esempio emblematico dell’importanza del punto 3 è il regime terapeutico denominato “076”, messo a punto per ridurre la trasmissione dell’AIDS da madre a neonato nell’Africa sub-sahariana. Il costo di questo regime,  pur efficace in quasi il 70% delle madri positive, era di 800 dollari per ogni donna incinta, un costo che risultava 80 volte la spesa annuale pro capite di un donna africana, una spesa pertanto assolutamente non sostenibile. Tornando alla malaria, è dunque doveroso l’auspicio che il vaccino in sperimentazione allargata su migliaia di bambini non solo risulti efficace, ma sia di fatto accessibile per le popolazioni africane che ne hanno maggiore e urgente necessità.

Titolo originale. Vaccino antimalarico: chi ne beneficerà?