MEDICINA COMPLEMENTARE:  ATTENTI AI RISCHI (30/7/08)

Confesso che la notizia, anzi la conferma, che nella cura dei tumori si aggiungeranno anche alcune (della trentina di) terapie alternative nella cura dei tumori sono rimasto a dir poco sconcertato. E dei drammi creati da questa patologia ne sono ben consapevole avendo perso per cancro madre,  padre,  zio e nonno per parte di madre. Tutto ciò che potrebbe costituire un beneficio anche marginale  per questi pazienti, fosse solo la qualità e non la quantità di vita residua, mi farebbe schierare con forza a favore di questo plus e riterrei poco cristiano, inaccettabile e condannabile non adottare qualsiasi provvedimento complementare. Qui non si tratta di posizioni né ideologiche né politiche da difendere: se una qualsiasi terapia alternativa, anche la più astrusa sotto il profilo razionale, risultasse efficace non in base alle convinzioni personali ma in base a una disinteressata documentazione oggettiva, io e la assoluta maggioranza dei medici saremmo felici di impiegarla prontamente. Sono anche ben conscio, e non ho mancato di sottolinearlo in varie occasioni anche su questo giornale, che la stessa medicina convenzionale è piena di proposte di dubbia validità e che si traducono in sprechi diagnostici e in terapie inutili. Quando si parla però di tumori maligni, il pericoloso problema di fondo è quello di non distogliere gli sfortunati malati di cancro da cure efficaci già esistenti con scenari illusori anche se compassionevoli e offerti in buona fede. Numerosi accertamenti della validità specifica delle terapie complementari alternative sono già stati fatti in tutto il mondo dalla comunità scientifica internazionale e fino ad ora non si è arrivati a nessuna conclusione positiva. Lo stesso Ordine dei Medici della Provincia di Bolzano e circa l’80% dei medici di etnia sia italiana che tedesca si è espresso in un questionario ad hoc contro la istituzione di un Servizio come quello previsto per maggio a Merano (e perché no a Bolzano, dove c’è un Reparto di Oncologia che avrebbe potuto ospitare l’eventuale sperimentazione?) e che costerà, a quanto risulta dalla stampa, circa 2 miliardi di vecchie lire. In effetti, per merito anche di decisioni politiche che vanno elogiate, abbiamo fortunatamente a Bolzano l’eccellente reparto di Oncologia medica di cui sopra, stimato da colleghi e pazienti. La logica, quella di tutti, farebbe presumere e auspicare che la decisione di “aggiungere” o ”sperimentare” cure omeopatiche  in ammalati di tumore, passi attraverso il parere anche e soprattutto di questo qualificatissimo reparto. Ma il primario Claudio Graiff al riguardo non è mai stato contattato! Insomma, l’Assessorato Provinciale si è trovato di fronte a vari pareri negativi: quello dell’Ordine e delle Associazioni mediche e quello della Commissione clinica (giudizio di parità, ma solo per l’astensione corretta del presidente personalmente contrario), e ciò  senza dimenticare il peso negativo del parere mancante (perché non richiesto!) dell’esperto specifico, cioè dell’oncologo ospedaliero. Conseguenze? Nessuna,  si è proceduto egualmente: ma com’è possibile? L’Assessore alla Sanità, nell’articolo di ieri ha forse creduto di anticipare queste intuitive riserve dicendo:  “Con questo nuovo servizio vogliamo andare incontro alle esigenze dei cittadini che richiedono offerte complementari alla medicina tradizionale”. Ma quando mai , specie in un campo così delicato come la medicina e l’oncologia in particolare, si ignorano i pareri degli addetti ai lavori e si accontentano invece le esigenze di  cittadini spesso disinformati (pochi sanno su cosa si basano le cure alternative che chiedono di avere)? E se molti cittadini elettori si curassero in base agli oroscopi o credessero nella guaritrice  Armstrong di Roma (esiste, purtroppo!), si aprirebbe pure un servizio astrologico e di magia? Stupefacente poi l’affermazione che in base ai risultati della sperimentazione di Merano si giudicherà il da farsi. Ma si rendono conto i responsabili di quanto sia difficile metodologicamente attuare una verifica controllata dell’efficacia di un trattamento? Da 5 anni insegno metodologia clinica e problematica degli studi controllati all’Università di Parma e assicuro i lettori che la valutazione di efficacia e sicurezza è un problema estremamente arduo che richiede competenza specifica e multidisciplinare. Queste competenze a Merano magari ci sono, ma per ora non ne ho sentito parlare. O si crede ancora che il criterio di valutazione di una cura “prima e dopo”  sia attendibile e conclusivo?

Domandiamoci poi perché mai l’Ordine, le associazioni mediche e l’esperto oncologo si opporrebbero? Per inqualificabile sadismo? Per interessi reconditi? Sono evidentemente ambedue ipotesi risibili. Ricordiamoci invece che se la vita media è aumentata in modo straordinario negli ultimi decenni, se tutti i tumori passibili di diagnosi precoce sono controllabili o persino guaribili, se i trapianti consentono quantità e qualità di vita ad un numero sempre maggiore di malati, se il termine anziano diventa sempre più incerto e dilatato, ciò lo si deve ai medici e  chirurghi ospedalieri, ai medici e pediatri che operano sul territorio, e ciò nonostante inevitabili incongruenze, la perdita non infrequente di “umanità” e di “olismo”, per effetto della superspecializzazione, della ingravescente burocratizzazione e alle volte, perché no?, anche della scarsa professionalità. Per concludere circa il ruolo delle terapie alternative nella lotta contro i tumori niente è meglio che riportare alla lettera le raccomandazioni pubblicate da Ernst, non un oppositore delle CAM, bensì professore di Medicina Complementare e Alternativa all’Università di Exeter.  Quanto alla prevenzione “Le CAM  dovrebbero essere usate in associazione ma  non in sostituzione delle principali misure di prevenzione convenzionali (come lo stop del fumo)”. Quanto alla terapia “La maggior parte delle <cure> alternative sono gravate da importanti rischi e offrono poche o nessuna prospettiva di beneficio; esse pertanto non dovrebbero essere raccomandate. Per quelle <cure> che sembrano avere qualche effetto incoraggiante, inevitabilmente si richiedono ulteriori studi prima che esse possano venir raccomandate. Le terapie alternative di supporto/palliative potrebbero eventualmente aver un posto nella terapia del cancro, ma ulteriori verifiche sono necessarie per stabilire la loro efficacia se raffrontata a quella delle palliative convenzionali”. Merano pensa davvero di saper rispondere a queste richieste? Distrarre da un approfondimento diagnostico e sostituire, o anche solo ritardare, una cura efficace, è il percolo concreto che corrono tutti i malati quando sono disinformati e attratti da prospettive illusorie basate su opinioni e non su prove indipendenti e oggettive. Questo vale per ogni medicina degna di questo nome.

Titolo originale. Tumori e terapie complementari-alternative (CAM)